Libano

immagini e documentazione raccolta da quotidiani libanesi


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La Pidgin Madam : una grammatica della servitu’ e il rifiuto del termine schiavismo

 Lingue

Fida Bizri dell’Inalco, ha sviluppato una tesi sul parlare arabo delle Sri Lankes, La “Pidgin Madam” o la “grammatica della servitu’”

Fida Bizri, linguista libanese che insegna la lingua e la letteratura cingalese a Inalco, a Parigi, ha sviluppato un lavoro di ricerca sul parlare arabo delle Sri Lanchesi che sara’ presto l’oggetto di un libro intitolato “Le Pidgin Madam” : une grmmaire de la servitude”, pubblicato da Geuthner.
Come un grande numero di libanesi, Fida Bizri e’ stata cresciuta a contatto di domestiche Sri Lanchesi e la vita ha voluto che apprendesse la loro lingua e che si specializzasse in lingua e cultura cingalese. Lei, bambina, si addormentava al suono della ninna nanna cingalese e’ oggi conferenziere all’Istituto nazionale di lingue e civilizzazioni orientali (Inalco – Parigi) e, dopo numerose ricerche sul parlare arabo delle domestiche provenienti dall’isola del te, decreta cosi’ la nascita di una nuova lingua che ha battezzato “Pidgin Madam”: Pidgin (linguaggio personalizzato), dopo averlo studiato, si e’ rivelato una forma di linguaggio personalizzato, una lingua semplificata, la cui grammatica e’ legata al contesto di apprendimento informale, cosi’, come la lingua d’origine del gruppo che la parla. Madam scritto in inglese, senza la e finale, per indicare bene che lo si pronuncia Madam e non Madame. “ Visto che e’ la parola d’ordine di una Sri Lanchese in Libano, mi sembra adatta al contesto.
Questa lingua secondo Fida Bizri, parlata da tutte le Sri Lanchesi che lavorano come domestiche nel Medio Oriente, nel Golfo arabofono, e dai loro datori di lavoro arabi, ad eccezione dei casi dove un pidgin anglaise (lingua personalizzata inglese) viene adottata al posto dell’arabo.
Dopo questa ricerca e’ sembrato a Bizri, che indipendentemente dalle differenze dialettali tra paesi arabi e’ soprattutto il contesto sociale che detta la sua grammatica a questa lingua. “Il cuore di questo contesto e’ la relazione padrone – servitore” sostenendo l’ipotesi dell’esistenza di “una grammatica del lavoro domestico femminile in esilio”, e forse piu’ semplicemente “una grammatica della servitu’”

Uccidere il ricordo del paese natale
Per spiegare le caratteristiche di questa lingua, la linguista e’ andata alla fonte, chiedendosi: “Cosa succede quando una Sri Lanchese pensa di partire per un paese straniero per la prima volta e quando arriva per la prima volta in un paese arabo, e piu’ precisamente in Libano?”
“Prima di pensare alla partenza, la Sri Lanchese tipo che finisce in Libano, appartiene alle persone piu’ deprivate della sua isola”, racconta Bizri. “ Vede tra le sue vicine, donne ritornare dai paesi arabi con del denaro, donne che costruiscono una casa in , cemento ( che pero’ riusciranno raramente a finire dopo 10 anni di emigrazione). Queste vicine ritornate ricche si lamentano, dicono che non si deve andare nei paesi arabi, che si viene trattate in modo disumano, che lavorano a volte 18 ore al giorno, che alcune sono maltrattate e violentate. Ma queste stesse donne si contraddicono subito dopo perche’ ripartono prima possibile. In piu’, formano gia’una casta a parte, le donne che hanno esperienza si divertono a parlare arabo tra loro giusto per suscitare l’invidia delle altre, e perche’ si dicono che possono ben essere fiere di se stesse nonostante tutto. Esse hanno in ogni caso piu’ denaro di quelle che non sono partite .L’idea di partire e’ allettante, ma la Sri Lanchese candidata alla partenza sa che non e’ per se se. Non ha il coraggio di lasciare i suoi figli e crede di non essere all’altezza come le sue vicine perche’ spesso i recrutatori di domestiche fanno loro credere che per andare nell’Eldorado i criteri di selezione sono molto elevati.”
Fino al giorno in cui capita un incidente, la morte di un padre, la mancanza
dei soldi per incenerire il defunto, una cattiva raccolta, una inondazione che si porta via la baracca nel suo cammino o una guerra che uccide i membri della famiglia che hanno un po’ di denaro. I recrutatori vanno alla ricerca di queste tipo di donne divenute dei progetti. Prestano loro il denaro per aiutarle, facendo loro firmare dei contratti per la partenza che ipotecano la loro vita e quella della famiglia per un periodo da 6 a 8 mesi. Tutto questo con la promessa che le giornate felici sono vicine.”
Una volta arrivate in Libano, la vita libanese della Sri Lanchese avanza ad una velocita’ spesso traumatizzante. “ Ha la scelta tra due possibilita’, che noi conosciamo tutti per aver vissuto una guerra e i lutti: morire dal dolore (fino a finire , alcune, per saltare dalla finestra dopo cinque giorni), oppure reprimere e dimenticare.”
Molte domestiche hanno’ confidato a Bizri di aver coscientemente deciso di “uccidere il ricordo del loro paese natale” per la durata del loro soggiorno.
E’ su queste donne che Fida Bizri ha deciso di centrare la sua ricerca.

Schiavismo o no?
“Molte persone parlano di schiavismo. Secondo me, non sono una sociologa, ma una linguista.
Io preferisco utilizzare il termine servitu’ piuttosto che schiavismo, che ha il doppio torto di essere inesatto e speculare.
Inesatto, perche’ il concetto giuridico di schiavo implica l’idea di una proprieta’. Speculare, perche’ non ha bisogno di evocare fatti di schiavismo, di violenza o di maltrattamenti fisici per trovare la servitu’ in questo rapporto disuguale tra “Madames” e le loro bonnes!”
“ Nella mia ricerca, ho incontrato un gran numero di casi in cui le Madame e la loro Sri Lanchese si intendevano e si apprezzavano, relazioni dove vi si ritrovava amore e tenerezza. Non impedisce, secondo me, questi sentimenti quali che siano inscritti in questa relazione restino basati sulla servitu’…”
Per concludere, Fida Bizri parla della ricchezza di questa lingua molto viva inventata a due tra Libanesi e Sri Lanchesi.
“ Nello studio delle lingue, non ci si pone mai da un punto di vista normativo, non si dettano le regole di come questa lingua dovrebbe essere, ma si gioisce nel descriverla
cosi’ com’e’ e di approfittare di tutto quello che rivela come inventivita’ linguistica.
Direi dunque, felicemente che la Madame e la Sri Lanchese parlano questo Pidgin che e’ la prova della creativita’ e della relazione tra loro e la loro capacita’ di adattamento in una situazione cosi’ complessa.

Traduzione dell’articolo dal francese di Maya Ghandour Hert pubblicato su l’Orient Le Jour di martedi’ 8 luglio 2008

Il mio commento personale:
Dall’articolo mi sembra emerga con forza dil rifiuto del termine schiavismo, non e’ la prima volta che i libanesi rifiutano l’uso di questo termine per indicare le loro relazioni con le bonne. Circa un anno fa Dominique Torres giornalista francese aveva pubblicato un articolo in cui si parlava dello schiavismo in Libano, l’articolo ha provocato la reazione di moltissimi lettori dei quotidiani i quali non accettano di venir presentati al mondo come schiavisti.
Fida Bizri sostiene che nel rapporto manca il presupposto della proprieta’, io penso che non sia cosi’, proprio il linguaggio (la mia Bonne) ne ‘e la conferma, non e’ solo un modo di dire e’ che proprio e’ cosi’ che le considerano, una loro proprieta’. Nel momento in cui vien tolto il passaporto per paura che se ne vada, nel momento in cui non danno un posto per dormire, uno spazio per se, umiliando e distruggendo psicologicamente una persona, nel momento in cui pagano niente o una miseria il lavoro(200-300 $ al mese per 14/18 ore al giorno di lavoro per trenta giorni) io piu’ che schiava e maltrattata non mi sentirei.
Inoltre sono molte quelle che si suicidano, non solo Sri Lanchesi ma anche apprtenenti ad altre nazionalita’, non solo perche’ hanno lasciato il paese come dichiara la linguista, ma perche’ quello che trovano e’ decisamente troppo triste da essere vissuto.
Sono molte le donne libanesi che si disperano se la loro bonne le abbandona, vera disperazione, non per affetto, amore, ma perche’ si ritrovano senza la schiava e tocca a loro occuparsi di tutti i lavori domestici. Sono molte quelle che nemmeno sanno cosa vuol dire il lavoro domestico. Ne’ sanno, cosa vuol dire occuparsi di far crescere un figlio.
Forse c’e’ un pizzico d’invidia in quello che dico, ma chi dichiarerebbe che non amerebbe essere servita/o e riverita/o e liberata/o soprattutto dal lavoro domestico? Riguardo ai figli invece preferisco essere io ad occuparmene e a cantargli la ninna nanna.

Devo pero’ anche affermare che ho conosciuto personalmente una Sri Lanchese che si e’ liberata grazie all’aiuto di una signora libanese (qualche eccezione c’e’), vive per conto suo, ha fatto arrivare anche una nipote dallo sri Lanka e lavora part-time, guadagnado cosi’ di piu’ ( la tariffa e’ sulle 6000 LL all’ora, lavorando circa 50 ore a settimana riesce a guadagnare 200 dollari a settimana e non a mese come tutte le altre disponibili giorno e notte, sabato e domenica compresi).

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Lo sfruttamento dei lavoratori migranti in Libano – II parte

Domestiche (bonne) a Down Town

 In questo periodo, dopo gli accordi di Doha, Beirut sembra ritornare a vivere, numerose famiglie si sono riversate a Down Town, mentre i bambini passeggiano o vengono sorvegliati dalle numerosissime domestiche, la famiglia pranza al ristorante. 

II parte

The Monthly  nr 71 giugno 2008-06-02

Traduzione dell’articolo: Lo sfruttamento dei lavoratori migranti in Libano

La condizione di sfruttamento alle quale i lavoratori stranieri  in Libano sono spesso sottoposti, rigurda specialmente la diffusione degli abusi inflitti ai lavoratori domestici. La forza di lavoro  straniera in Libano e’ stata esclusa dalla legge nazionale  del lavoro e nessuna convenzione dell‘OIL, Organizzazione Internazionale del Lavoro,   per lavoratori migranti, e’ stata ratificata  da alcun paese del Medio Oriente. In ogni caso, simili convenzioni focalizzano sull’ immigrazione  permanente  o sui lavoratori regolarmente ammessi nel territorio degli stati membri, ignorando la situazione dei lavoratori temporanei. Semplicemente , nessuna misura legislativa ne’ internazionale ne’ regionale  e’ stata presa per assicurare i diritti umani dei lavoratori stranieri migranti.

I lavoratori siriani sono stati recentemente oggetto di numerose aggressioni  da parte di  cittadini libanesi e forze di sicurezza. Nel 2005 , Damasco ha richiesto un risarcimento per  le famiglie di 36 siriani uccisi e 250 feriti dalle autorita’ libanesi. Due autobus  che trasportavano  siriani, sono stati presi a sassate  durante la chiusura temporanea  dei confini  libanesi-siriani.

I lavoratori domestici stranieri in Libano, anche a giudicare dalle dure condizioni,  soffrono di quello che viene chiamato abitualmente “contratto di schiavitu’”. Le collaboratrici femminili sono spesso esposte a violenze, maltrattamenti e restrizioni di movimento fisico e sfruttamento economico. Le lavoratrici sono spesso ingannate  nel firmare quello che sembra essere un contratto di impiego legale, ma sono invece accettazioni di acquisto di lavoratori stranieri da parte di agenzie di reclutamento.

Una volta arrivati in Libano rimangono a disposizione dei  loro arruolatori garanti delle agenzie di reclutamento per un periodo di tre mesi.

Sono spesso ingannati nel firmare un secondo contratto, spesso scritto in arabo, che stipula un periodo contrattuale piu’ lungo ad un salario minore di quello inizialmente firmato nel paese d’origine. 

I datori di lavoro pagano alle agenzie  tra i 1000 e i 3000 dollari per ingaggiare  un lavoratore e i salari attuali  dei lavoratori stranieri vanno dai  150 ai 300 dollari per un lavoratore straniero.

I lavoratori domestici non hanno voce  nella negoziazione del contratto.

Vi sono casi ben documentati dove i salari venivano trattenuti fino a sei anni come tattica priva di scrupoli come per evitare che  il lavoratore ritorni nel suo paese prima di aver  rispettato i termini del proprio contratto, un periodo che non dovrebbe eccedere i 3 anni.

Nel caso in cui un lavoratore dovesse andarsene prima che il contratto fosse concluso verrebbe considerato  un “fuggitivo”, residente illegalmente sul territorio libanese.

Diventa allora legale per le Forse Interne di Sicurezza arrestare un fuggitivo che deve rispondere  delle accuse dei crimine a suo carico denunciati dal precedente datore di lavoro libanese. Le accuse sono spesso inventate, abitualmente accusano il collaboratore domestico   di furto.

I lavoratori recrutati tramite agenzie di impiego possono  essere sostituiti fino a tre mesi se vengono considerati non in grado di svolgere il carico di lavoro domestico.

Alcune agenzie hanno sviluppato la consuetudine  di abusi mentali e fisici come metodo per ostacolare anche la piu’ piccola possibilita’ che potrebbe spingere un lavoratore a rivendicare  i suoi diritti legali e umani.

Secondo  ricerche  condotte dall’Istituto  di Ricerca per lo Sviluppo Sociale delle Nazioni Unite, uno studio sui  lavoratori migranti e la xenofobia in Medio Oriente nel 2003, rivelava ogni tipo di abuso fisico, psicologico, emozionale e sessuale al qualei i lavoratori stranieri erano regolarmente sottoposti.

Altre forme di abusi meno letali includono ingiurie e urla, mancanza di cibo o nutrire i lavoratori domestici con gli avanzi. Vi sono casi in cui i frigoriferi vengono chiusi con allarmi  o lucchetti per evitare  che i domestici si nutrano in assenza dei membri della casa. Altri casi individuali di aggressioni brutali segnalati, includono incidenti quali ustioni nel bollire il caffe’, costole rotte, sfregi e botte che spesso richiedono un ospedalizzazione e lunghe convalescenze.

I diritti dei lavoratori domestici migranti viene violato in grandi numero attraverso la confisca del passaporto da parte delle agenzie e dei datori di lavoro, e con il divieto a muoversi liberamente.

Trattenere il passaporto  e’ illegale in base ad ogni criterio internazionale, tuttavia sembra completamente giustificato nel caso dei lavoratori domestici e spesso considerato come una forma di assicurazione. Il lavoratore e’ cosi’ avvertito a  non lasciare la casa; molti durante l’assenza dei loro datori di lavoro vengono rinchiusi.

Sono due i motivi per cui i datori di lavoro ricorrono a queste pratiche, la paura  che  le “loro” domestiche  intrattengano relazioni intime o  che sviluppino relazioni sociali con altre domestiche  che potrebbero corromperle moralmente .

 

negozi specializzati per domestiche

Mesi fa’,si e’ scatenata una vera e propria polemica con una giornalista francese Dominique Torres, la quale ha pubblicato su Le Mond un servizio sulla schiavitu’ moderna in Libano e realizzato un servizio televisivo speciale trasmesso da France 2 – Il malatrattamento delle domestiche e’ un tabu’ e le morti per suicidio, le violenze sono una triste realta’  

http://beirut7.blog.kataweb.it/2007/11/04/schiavitu-moderna/


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Schiavitu’ moderna

http://www.flickr.com/photos/lucianaluciana/1857787019/

http://farm3.static.flickr.com/2079/1857787019_dce1087818_o.jpg

Le Monde ha pubblicato il 10 ottobre un articolo dal titolo “Domestiche in vendita” e il 18 ottobre 2007 France 2 ha trasmesso un  servizio speciale :  “Libano, paese degli schiavi” della giornalista francese Dominique Torres, che da anni si occupa del problema della schiavitu’moderna.Da giorni ormai, la pagina dei lettori del quotidiano l’Orient le Jour dedica spazio ai lettori per prese di posizione su quest’argomento, i libanesi si dichiarano offesi da questo servizo fatto da Dominique Torres, sostengono che avrebbe dovuto occuparsi di altre situazioni libanesi, ben piu’ importanti, quali  le elezioni, la guerra, il terrorismo, sostengono inoltre che la giornalista  non e’ imparziale, ne’ corretta nel mostrare solo un lato della medaglia senza parlare anche dei libanesi che invece trattano bene le domestiche. La rivista libanese Femme di novembre ha intervistato la giornalista dopo le polemiche che il servizio ha scatenato.Vi traduco in parte l’articolo di Femme e tutto l’articolo pubblicato su Le Monde di Dominique Torres.Titolo servizio di Femme: “Il maltrattamento, soggetto tabu’ in Libano”. La giornalista ha osato mostrare la condizione delle giovani donne arrivate dall’Asia o dall’Africa, domestiche spesso prigioniere, a volte picchiate, private di cibo, punite come bambini e frequentemente  sfruttate.La giornalista sostiene di aver scelto Media credibili e a forte tiratura o audit per sensibilizzare e fare pressione sulle decisioni del Libano e della Francia.Da 15 anni  lavora sul problema della schiavitu’ in Francia e nel mondo, “ sono sbalordita dall’ampiezza del fenomeno in Libano” sostiene la giornalista. “I miei dati provengono dalla Caritas, che non puo’ essere sospettata di nuocere al Libano. Il 74%  dei datori di lavoro rinchiudono come cani le loro domestiche, non potevo crederlo!  Due visite all’aereoporto sono bastate a convincermi, due persone solamente  su una ventina  hanno dichiarato che  la domestica puo’ uscire normalmente.”Sostiene inoltre che il maltrattamento delle domestiche e’ un soggetto tabu’ in Libano e che non si vedono  che  agenzie di impiego, negozi per cameriere, donne che trotterellanno dietro la Signora. I tassi di suicidio delle domestiche  sono allarmanti, viene data come risposta: “era depressa”. “Sono stata sommersa da una valanga di critiche da parte dei libanesi ( e complimenti da parte dei francesi). La maggior parte sosteneva che il Libano non si trova in un buon momento e che non lo si deve criticare, ma anche che e’ meglio guardare a casa propria (cosa che faccio ormai da piu’ anni), che si tratta di una piccola minoranza,  e infine che non amo il Libano e che dovrei andare a vedere in giordania o a Dubai. Ma da alcuni giorni le critiche volano un po’ a livelli piu’ alti e sembra che certi libanesi si stiano ponendo il problema. Si deve scegliere in quale campo piazzarsi,  Arabia Saudita o Europa!”Ai libanesi che l’hanno accusata di essere imparziale risponde di aver voluto shoccare per far terminare questo scandalo. Da 15 anni istituzioni internazionali come  BIT o OIM a Ginevra denunciano le condizioni delle domestiche  in Libano  senza che nessuno facesse attenzione al problema. A quelli che l’hanno accusata di non aver parlato dei datori di lavoro gentili risponde che  non distribuisce tempo e parole a partiti politici, segnala mancanza di leggi, regolamenti, promblemi.Durante la registrazione del filmato sostiene che i libanesi poiche’ non sognano nemmeno di nascondersi, non ha avuto alcun problema la domenica al ristorante a filmare la famiglia che mangiava e la domestica in congedo che si occupava dei bambini. “Una giovane donna mi ha detto:” fa un film sulle  bonne?” Ho risposto che in effetti si trattava di questo, e mi ha risposto: “ E’ dura per voi  in Francia, non potete avere qualcuno al vostro servizio tutto il tempo per 150 $”, ha pensato che volevo mostrare  com’era invidiabile la situazione.”[…] “Il Libano non e’ visto come l’Arabia Saudita! In Francia, si sa  che queste pratiche  odiose esistono  nei Paesi del Golfo ma giustamente, nessuno immagina una simile situazione in Libano.”“Per cambiare questa situazione e’ necessario gruppi di pressione  di cittadini onesti, desiderosi di stoppare questa  situazione che cancrena questo bel paese.Non piu’ confische dei passaporti,  divieto di rinchiudere in casa una persona, ore di lavoro che non superino le 10, congedi reali e per non parlare delle agenzie d’impiego, vere schiaviste dei tempi moderni  come sostiene il Daily Star (rivista libanese). Scendete in strada , fate una manifestazione in favore delle domestiche. Provate a noi ma soprattutto a voi stessi che il Libano e’ un Paese democratico” 

Bonnes à vendreLE MONDE | 10.10.07 | 16h33  •  Mis à jour le 10.10.07 | 16h33 http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3218,36-965267,0.html?xtor=RSS-3210 

Domestiche in vendita 

“Benvenuti all’areoporto Rafic-Hariri”, sussurra una voce femminile ogni quarto d’ora. 7.30 del mattino, la sala  e’ vuota. Solo una sala d’attesa e’ la piu’ nera del mondo. Sul muro, un pannello indica “zona di ricezione per le bonne (domestiche)”. Criastiani, mussulmani, coppie, famiglie intere, arrivano. Tra loro, M. Hadj, un medico franco-libanese. Ha fretta, il lavoro all’ospedale lo attende: “ Le agenzie si occupano di tutto, spiega, ma e’ necessario venire di persona  per la consegna della domestica”. “ Nel  2002, ho letteralmente salvato dalla fame una Togolese prendendola con me, racconta una signora in jeans. L’ho pagata 50 dollari (35 Euro) al mese, ma dopo sei mesi, poiche’ lavorava molto bene le ho aumentato a 75 $ ( 53 euro).”Da alcuni anni, giovani donne di una trentina di paesi poveri vengono a lavorare come domestiche in Libano. Al giorno d’oggi, sono piu’ di 90.000 Sri-Lankesi, 30000 Etipi, 40000 Filippine, senza parlare delle altre nazionalita’, tra cui   molte burundesi e Somali.Una persona su sedici  che vive in Libano e’ una domestica straniera secondo il quotidiano anglofono Daily Star. Queste domestiche  sono pagate 200 dollari al mese per le Filippine  (piu’ educate), 150 dollari per le Etiopi, 100 dollari per le Sri Lankesi (meno di 20 centesimi l’ora). Il datore di lavoro puo’ in ogni momento restituire la domestica all’agenzia, lei, non ha pero’ il diritto di ripartire. 

 La giovane Etiope che per la prima volta mette piede sul suolo libanese ignora che il suo passaporto  non le sara’ reso che il giorno della sua partenza. Non sospetta che in quell’istante  perde la sua liberta. Il  dottor Hadj verifica con un colpo d’occhio che il nome corrisponda  a quello che gli ha dato l’agenzia, fa un gesto con il braccio, “yalah”, senza parole ne sorrisi. Con il suo magro bagaglio a mano, la giovane donna  tenta di seguirlo gettando uno sguardo terrorizzato da ogni lato. Devono recarsi all’agenzia d’impiego. Probabilmente, la’, firmera’ un nuovo contratto, in arabo, con condizioni che non avranno niente a vedere con l’ingaggio preso nel suo paese. Il suo salario rischia di diminuire. Secondo l’Amabasciata delle Filippine , certe giovani donne lavorano gratisi i primi tre mesi , vedono la durata del soggiorno obbligatorio, passare da due anni a tre e vengono private di tutte le liberta’: divieto di uscire  sole dalla casa, di corrispondere con la famiglia e di comunicare con l’esterno. Senza parlare  della camera promessa che rischia di essere un balcone, vedi cucina!Rifiutare di firmare? Troppo tardi, senza soldi, senza passaporto, si vedono intrappolate. Il giorno della firma del contratto, l’agenzia si trattiene  tra dieci e quindici salari mensili della domestica. Una giovane Etiope  costa in tutto 2400 dollari al datore di lavoro (biglietto d’aereo, visto, visita medica, contratto dal notaio,  etc.) Una somma importante di cui il 60% va all’agenzia. A Beyrouth 380 agenzie di impiego di personale domestico  ufficiali invadono il paese di manifesti pubblicitari. Da qualche anno, alcune di loro, avevano anche proposto svendite di Sri-Lankesi!21 giugno 2007. Anlyn Sayson, una graziosa Filippina di 21 anni, arriva in Libano. Il 29 giugno, muore, gettandosi da un balcone del quinto piano di un appartamento di Beyrut. Che cosa e’ successo  durante quella settimana per spingere  una giovane donna senza storia a suicidarsi? Secondo la polizia libanese, la giovane  avarebbe avuto una crisi di nervi presso il suo datore di lavoro a Tripoli, nel nord del paese. Questo l’ha riportata all’agenzia d’impiego NK Contrat, a Beirut. Il padrone dell’agenzia, Negib Khazaal, racconta che la giovane donna  era molto eccitata e che uno degli impiegati dell’agenzia le ha dato dei calmanti prima di lasciarla sola nell’appartamento. Alle 3 del mattino, i vicini hanno sentito delle urla. Hanno trovato il corpo fracassato della giovane donna  che giaceva sul marciapiede. Risultato dell’autopsia:  c’erano dosi massicce di methanolo, una sostanza neurotossica particolarmente dannosa, nello stomaco di Anlyn Sayson. Se la sua morte,  ha dato luogo a qualche riga sulla stampa locale, la maggior parte dei suicidi  avviene nell’indifferenza  totale. Il numero dei suicidi domestici non cessa di aumentare : 45 Filippine, 50 Sri-Lankesi e 105 Etiopi si sono suicidate nei quattro anni passati. ”Nella maggior parte dei casi racconta Sami Kawa, medico legale, le morti sono coperte di echimosi, di m orsi o di bruciature”. Tutto un sistema di sfruttamento e’ messo in piedi da: Stato, agenzie, datori di lavoro,  ognuno gioca la sua parte, spesso  con la complicita’ dei paesi d’origine. Dal  1973, il Libano “importa” domestiche e stranieri che non sono protetti da alcun testo di legge: il codice del lavoro non si applica a loro. Secondo le associazioni caritative, la loro situazione non cessa di peggiorare. “Da qualche anno, registriamo un aumento di atti di violenza e stupri”, spiega la Caritas. ”In trent’anni, non sono venuto a conoscenza di una sola condanna  per crimini, ne per stupri, solamente qualche rara e debole condanna penale per ferite e botte” sottolinea Roland Tawk, che difende le domestiche da piu’ di 10 anni. La maggior parte degli affari si tratta alla libanese: come la maggioranza dei casi di maltrattamento si accompagnano al non pagamento del salario.  La vittima rinuncia alla denuncia per stupro in cambio  del salario, oppure il salario viene completamente dimenticato, ma recupera il passaporto. La violenza non e’ di appannaggio solamente dei datori di lavori. Qui si puo’ far castigare, punire una bonne (domestica)  dalla polizia, o piu’ reuqntemente dalle agenzie d’impiego.  

La mia esperienza personale In Libano da circa un anno, ho notato tutte queste domestiche, ne sono stata colpita, vivo in una zona dell’Italia dove questa situazione e’  impensabile, vivo dove il lavoro nero delle collaboratrici domestiche e’ la regola, si pagano dai 10 ai 15 euro l’ora ed e’ abbastanza difficile trovarne.  La vita delle donne in Italia e’ ben diversa, la collaborazione domestica un lusso per poche, e il doppio lavoro fuori e dentro casa  una regola per le donne, chi non ce la fa’, rinuncia al lavoro fuori casa. Dico un lusso per poche donne e non pochi perche’ nell’Italia del 2000 si usa ancora delgare il lavoro domestico alle donne, e’ una loro competenza. La societa’ tutta attibuisce alle donne un ruolo ben preciso: dentro la casa, lavoro domestico e di cura e assistenza a bambini, anziani .Chi tenta di uscire dalle mura domestiche, al primo figlio, al primo genitore ammalato, viene ributtato nella sfera domestica senza piu’ speranza di far ritorno al mondo del lavoro e alle sue graticifazioni. In Italia si pensa che sia possibile lasciare la soluzione di questo problema di condivisione del lavoro domestico alla sfera familiale, senza introdurre alcun cambiamento nella societa’ e nel costume e nella legislazione.I tempi di lavoro, la mancanza di servizi, i tempi della citta’, difficilmente si conciliano con le necessita’, i problemi e la vita di una famiglia.In Italia le bonne  siamo noi. Un po’ esagerata forse come affermazione?.

Ma molto spesso la scelta della vita domestica, non e’ frutto di una libera scelta, e’ una costrizione. Nessuno ci toglie il passaporto, siamo libere di andare e di fare. Ma  senza soldi, dove vai, cosa fai? Chi si occupa di casa, figli, anziani, malati???? Quante sono in Italia le violenze tra le mura domestiche. Basta leggere i giornali, donne uccise, violentate, picchiate.

Si dobbiamo guardare anche in casa nostra, in Italia, per vedere com’e la condizione delle donne e questo e’ solo uno dei tanti aspetti della loro vita. Noi tanto occidentali, tanto liberali, non abbiamo saputo o voluto applicare principi di giustizia ed equita’ e fingiamo una apparente democrazia.

Tornando al Libano, molte signore affermano di sentirsi viziate in questo Paese, sanno perfettamente com’e’ la situazione in Europa. Qualcuno mi ha raccontato che quand’e’ scoppiata la guerra, le Signore, prendevano il passaporto e le loro bonne, lasciando tutto il resto. La scena della bonne al ristorante che gira intorno ai bambini mentre la famiglia sta seduta  al tavolo e mangia, e’ normale. Nel residence dove vivo, mentre stendo il bucato vedo tutte queste donne che  lavorano, mi salutano con un cenno della mano , un sorriso, sono loro che normalmente stendono il bucato, fanno tutti i lavori domestici, molte signore libanesi non fanno niente e il pomeriggio si vede un gruppetto di bonne sedute in giardino, insieme, che controllano i bambini mentre giocano. Ho conosciuto una di queste domestiche Sri Lankese, mi ha raccontato la sua esperienza, in Libano da 12 anni, ha avuto la grande fortuna di trovare una Signora che l’ha liberata, e’ rimasta legata a lei inquanto e’ lei responsabile e firma per il suo soggiorno in Libano, non lavora piu’ per lei, vive in un suo appartamento, molto piccolo ma suo, lavora da piu’ famiglie ed e’ riuscita a far arrivare una nipote dallo Sri Lanka a suo carico e le ha trovato un lavoro da un’altra libanese che la tratta molto bene, le ha dato una bella stanza, non la fa lavorare tutto il giorno. Forse qualcosa sta lentamente cambiando.Tutte le case libanesi, almeno quelle  che ho visto hanno una stanzetta, normalmente sul balcone della cucina, a volte senza finestra, e’ la stanzetta della bonne m. 1,50 per 2,50 (forse).Anche nella mia casa c’e’ la stanzetta della bonne, pero’ la uso come ripostiglio. Non solo i libanesi sfruttano qeste donne, anche altri occidentali che vivono in LIbano, anche Italiani, lo fanno.  Ci si adegua velocemente a queste pratiche poco decenti.Ricordo una mia ex proprietria di appartamento che mi raccontava di quanto ha pianto quando e’ partita la sua bonne, allo scoppio della guerra di luglio, molte di loro sono ripartite.Raccontava di come se la passava bene quando c’era la bonne, unghie sempre laccate, parrucchiere, relax, il tutto a costi ridicoli.

Altra cosa che ho notato e’ il cartello di divieto per le domestiche a fare il bagno nelle piscine dove sono solite vigilare sui figli dei loro datori di lavoro.

La  poverta non e’  mai casuale – e’ voluta

Come potrebbero vivere tutte queste brave signore senza la poverta’ – meno viaggi – meno cure estetiche – meno di tutto – impensabile che si attiveranno per migliorare la situazione ne qui in Libano, ne in Europa, ne’ altrove.