Libano

immagini e documentazione raccolta da quotidiani libanesi


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Elezioni presidenziali – rinvio

Il parlamento in Place de l'Etolie a Centre Ville

Le elezioni presidenziali sono state riviate all’11 marzo, gia’ in dicembre molti sostenevano che sicuramnete si sarebbe arrivati a marzo – aprile.

Il 24 novembre 2007 e’ scaduto il mandato del presidente della Repubblica libanese Lahoud,  Sleimane sembrava un candidato condiviso, piu’ di una decina di rinvii stanno segnando queste elezioni. L’ultima seduta prevista per le elezioni era stata fissata il 26 febbraio.


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Hezbollah – Ucciso il comandante Imad Moughniyah in un attentato a Damasco

images1.jpg  immagine di: http://www.freerepublic.com

Reuters –  – Un’autobomba a Damasco ieri ha ucciso il comandante di Hezbollah Imad Moughniyah.  Lo riferisce il gruppo, annunciando la morte dell’uomo che secondo molti sarebbe stato dietro una serie di sequestri di occidentali in Libano negli anni Ottanta. Il gruppo in un comunicato accusa Israele dell’uccisione. Dei testimoni hanno visto il corpo di un uomo che veniva portato via dal luogo dell’esplosione nella capitale siriana ieri sera. Hezbollah è sostenuto sia dalla Siria che dall’Iran.


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Tribunale Internazionale – giustizia e pace sono inseparabili – non c’e’ pace senza giustizia

Rafic Hariri Rafic Hariri

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Traduzione di parte dell’articolo pubblicato su l’Orient Le Jour del  7 febbraio 2008

Orient Le Jour ha intervistato Nicolas Michel, nel suo ufficio all’ONU, in presenza della Signora  Radhia  Achouri, portavoce del Tribunale Speciale

Secondo Nicolas Michel, segretario generale aggiunto agli Affari  Giuridici e Consigliere Giuridico delle Nazioni Unite la situazione attuale non e’ di ostacolo  alla creazione del Tribunale Internazionale.

Il 14 febbraio 2008 e’ il terzo anniversario dell’attentato terroristico  a Beirut, contro  l’ex Primo  Ministro Rafic Hariri. Nell’attentato hanno perso la vita altre 21 persone.

Dal 14 febbraio 2005 il Libano vive una situazione di instabilita’.

Il cap VII della Carta delle Nazioni Unite, sulla base della risoluzione 1757 adottata dal Consiglio di Sicurezza il 30 maggio 2007, prevede la creazione del Tribunale Internazionale.

Ache punto e’ l’istituzione del tribunale Internazionale?

In una intervista all’Orient Le Jour, Nicolas Michel, ha dichiarato che “L’insieme degli elementi principali necessari  alla creazione del Tribunale sono stati realizzati. Il processo del Tribunale Internazionale e’ irreversibile per il Libano. Sono stati fatti progressi in merito ai criteri che sono da rispettare dal segretario generale perche’ possa decidere l’avvio dell’attivita’ del Tribunale Internazionale in modo adeguato, nel rispetto della risoluzione 1757”

[…] “Il processo di creazione del Tribunale Internazionale  procede rapidamente. Vi era un certo numero di questioni che dovevano essere risolte, per esempio, la scelta di un paese ospitante, la selezione di un procuratore, e dei giudici,  I contatti con i finanziatori. Riguardo a questi aspetti i progressi sono stati rapidi. Vi sono certamente progressi che devono ancora essere fatti su diversi fronti, ma non vi sono difficolta’  che costituiscono ostacoli maggiori.”

Finanziamenti del Tribunale Internazionale

[…] “Abbiamo  notato da parte di un certo numero  di paesi una disponibilita’ evidente a sostenere finanziariamente il Tribunale. Pensiamo che certi paesi, prima di versare il loro contributo desiderino assicurarsi che  l’istituzione del Tribunale  progredisca  e desiderino anche accertarsi  del modo in cui i fondi verranno utilizzati. Pensiamo che ora hanno elementi  sufficienti per convincersi che il processo di istituzione  del tribunale e’ irreversibile,  che gli elementi principali per la sua istituzione sono stati realizzati. Per quanto riguarda il secondo aspetto, ci terrei a dire quello che ancora non e’ stato detto chiaramente  fino ad oggi, i finanziamenti  non saranno versati ad un fondo fiduciario dell’ONU  ma alimenteranno direttamente le finanze del Tribunale.

La conseguenza e’ che i fondi non saranno gestiti direttamente da organismi ONU  ma da un comitato di gestione composto dai principali contributori. Questo significa che i finanziatori avranno il diritto di vedere in quale modo il loro denaro verra’ utilizzato e potranno assicurarsi che viene utilizzato in modo efficace ed economico. Non avranno influenza sul processo giurisdizionale ma avranno la possibilita’ di verificare  l’impiego dei fondi a disposizione.”

[…]

La crisi politica libanese

“Siamo profondamente rammaricati per il prolungarsi della situazione di stallo in cui si trova il paese.  Speriamo che i Leader politici trovino presto, la saggezza necessaria per rimettere il paese sul cammino della pace, nell’interesse di tutta la popolazione. Speriamo che il Tribunale e la sua creazione contribuiscano all’instaurazione della pace civile a lungo termine, perche’ crediamo che la giustizia  e’ una condizione essenziale della pace. In compenso, l’insieme degli elementi principali, necessari alla  creazione del Tribunale sono stati creati.  Le decisioni che dovevano essere prese dalle autorita’ libanesi sono state prese. In altre parole, per quanto spiacevole sia, la situazione attuale del paese, non crea ostacolo, al cammino per l’istituzione del Tribunale.”

[…]

Il Tribunale potra’ giudicare regimi o governi o Stati?

“Il Tribunale non potra’ che giudicare individui. Non potra’ giudicare Stati. Potra’  perseguire  e giudicare chiunque  sara’ considerato  l’autore del crimine, e questo, senza distinzione di nazionalita’.”

[…]

Per quale caso sara’ competente il Tribunale?

“Al momento, il tribunale e’ competente per il caso del primo Ministro Rafic Hariri e di quelli che sono stati uccisi con lui. I giudici potranno decidere di estendere la competenza  del Tribunale  ad uno qualunque degli attentati compiuti  tra il I ottobre  2004 e il 15 dicembre 2005. Vi potra’ essere un terzo ambito possibile di casi che sono di competenza del Tribunale che sono i casi che si sono prodotti ulteriormente al 15 dicembre  2005, ma per questi sara’ necessario  un accordo  tra ONU e il Governo libanese, sotto l’approvazione del Consiglio di sicurezza.”

Si potra’ mettere fine all’impunita’?

Riguardo all’impuntia’, la ragione essenziale, secondo me, per la quale il Governo libanese ha preso l’iniziativa di domandare  l’assistenza delle Nazioni unite  e’ dipesa dal fatto che riteneva il sistema giudiziario libanese incapace di trattare questi casi indipendentemente da quello che e’ la qualita’ del sistema.

 Ma l’ampiezza dei casi e le minacce potenziali che pesavano sui magistrati  hanno mostrato che era necessaria  una assistenza internazionale. Obiettivo principale e’ certamente quello di non accettare l’impunita’. E’ importante notare che se l’ONU si e’ impegnato in questo modo , e’ perche’  la creazione del Tribunale  speciale  per il Libano  fa parte di  questa nuova cultura della fine dell’impunita’ che e’ uno degli elementi essenziali dell’evoluzione della cultura internazionale odierna, questa cultura, di cui gli antecedenti sono il Tribunale  di Norimberga,  e quello di Tokio, e di cui le primizie piu’ recenti sono la creazione del Tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia e il Rwanda.  Abbiamo visto  creare un’insieme di altri Tribunali, come il Tribunale Speciale per
la Sierra leone  e il Tribunale per i Kmer rossi in Cambogia.  Tutto questo fa parte di questa cultura.

L’idea e’ che giustizia e  pace sono indissociabili. Non ci puo’ essere la pace senza la giustizia. Il paese non ritrovera’ le basi della pace civile se l’impunita’ puo’ continuare.


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Padre Damiano Puccini

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Il 13 febbraio 2005 e’ morta Lucia, la pastorella che insieme ai due fratellini il 13 maggio 1917 ha visto per la prima volta la Madonna di Fatima.
In Libano si usa portare la statua della Madonna di casa in casa, si recita il rosario e la si puo’ tenere con se anche per una settimana – Padre Damiano Puccini, toscano e missionario a Damour insieme ai fedeli e ai volontari della Missione porta la Madonna  in processione e nelle case di Damour e dei paesi vicini – 

Proprio ieri ho rivisto Padre Damiano,  mi ha lasciato questo notiziario dei volontari libanesi

Gennaio 2008 n 1

  I poveri del libano
Notiziario di un gruppo di volontari libanesi collegati con i Servi 
del Cuore Immacolato di Maria presenti a Damour in Libano impegnati in 
favore dei più poveri
>  Anniversario del massacro di Damour
>  Sabato prossimo, 26 gennaio, Damour ricorda il 6 gennaio 1976, per
> l’evento più tragico della storia del paese, il massacro
. Ascoltiamo
> alcune parole dell’allora parroco, Mons. Mansour Labaky. “Mi ricordo
> qualcosa che ancora mi fa rabbrividire. Un’intera famiglia, la
> Famiglia Can’an, quattro bambini tutti morti, e la madre, il padre, e
> il nonno. La madre stava ancora abbracciando uno dei bambini. Era
> incinta. Gli occhi dei bambini erano stati cavati e i loro arti
> amputati. Erano senza gambe e senza braccia. Li abbiamo portati via in
> un Apecar. E chi m’aiutava a portare via i cadaveri? L’unico
> sopravissuto, lo zio dei bimbi. Si chiamava Samir Can’an. Egli portava
> con me i resti del suo fratello, del suo padre, della sua cognata e
> dei poveri bambini. Neonati e bambini morirono di disidratazione.
> L’attacco cominciò dalle montagne. Era un’apocalisse. Vennero in
> migliaia, urlando a squarciagola ‘Allahu akbar! Iddio è grande!
> Attacchiamoli in nome
>  degli arabi, offriamo un olocaust
>  o a Maometto’. E massacrarono chiunque li si metteva sul cammino,
> uomini, donne e bambini.
>  Intere famiglie sono state uccise nelle loro case. Molte donne furono
> violentate in gruppo, alcune di loro furono lasciate vive. Una donna
> salvò la sua figlia adolescente dalla violenza sessuale spalmando la
> sua faccia con dell’indaco per farla apparire ripugnante. Mentre le
> atrocità continuavano, gli invasori si scattavano delle foto e le
> offrirono, più tardi, per soldi ai giornali europei. Alcuni
> sopravissuti testimoniarono l’accaduto. Una ragazza sedicenne, Soumaya
> Ghanimeh, testimoniò la fucilazione del padre e del fratello da parte
> di due degli invasori, e vide la propria casa, assieme alle case dei
> vicini, saccheggiata e bruciata. Ella disse:
>  ‘Di fronte alle case erano parcheggiati dieci camion nei quali erano
> stipati i bottini. Mi ricordo quanto ero spaventata dal fuoco. Stavo
> urlando. E per molti mesi non riuscii a sopportare che qualcuno
> accendesse un fiammifero accanto a me. Non ne sopportavo l’odore.”
>  Lo stesso Mons. Labaky dopo essersi impegnato dai giorni del massacro
> in favore delle vittime dei massacri, ha donato al nostro istituto un
> terreno della sua famiglia per l’edificazione di un’Opera dedicata
> alla Madonna di Fatima, con finalità spirituali e caritative.
>  Proprio per aiutarci a pagare le tasse di questa donazione una
> signora del paese ha offerto come contributo il denaro appartenente
> alla propria riserva personale.
>  I superstiti si sono sempre sentite chiamate da Dio a condividere
> anche il loro necessario con poveri, che appartengono a gruppi nemici,
> usando pazienza e perdono, nonostante l’ingiustizia, che fino ad oggi
> causa l’emigrazione dei cristiani,.
>  Un’altra signora, d’accordo con la figlia, ha proposto a sua sorella
> di vendere un terreno per aiutare famiglie povere in difficoltà.
>  Anche il gruppo giovani del paese ha deciso, una settimana a turno di
> farsi carico presso le proprie famiglie di alcuni bisognosi.
>  Il Libano rappresenta un incoraggiamento nel dire che è possibile
> vivere in maniera visibile la nostra fede, impegnandosi a edificare
> un’Opera per Dio, prima ancora di aver terminato di ricostruire le
> proprie case. E’ possibile accettare serenamente le inevitabili
> rinunce che magari oggi ci vengono imposte quando il Signore chiede di
> condividere volentieri il necessario con il nemico.

Chi è interessato a maggiori informazioni o a conoscere le modalità per un contributo in favore della nostra opera può inviare sms al  333/5473721 o inviare un vaglia a Cuter Daniella (mia madre) via  Giuntini,1  Navacchio (PI) 56023    tel 050/775307: damour@inco.com.lb  oppure    lidopuccini@tin.it 
Nel mese di maggio sarò in Italia per un momento di vacanze. Se è possibile organizzare qualche celebrazione o qualche incontro, sono sempre disponibile a venire ovunque.
Pace e bene. P. Damiano Puccini icms


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Organizzazioni palestinesi

Fonte: The Montlhly nr 67 – rivista mensile febbraio 2008

E’ noto  che  i gruppi e le organizzazioni plaestinesi fino al 1976 lanciavano

e   promuovevano slogan

socialisti e comunisti (tranne Fatah che comprendeva

organizzazioni islamiche e liberali senza pero’ rivendicare di essere

una “Organizzazione Islamica”).

A partire dal 1980 con la costituzione della Jihad Islamica,

per sette degli 11 gruppi costituiti il motto divenne l’Islam.

Palestinian organizations with the year of establishment, affiliations and name  of current official – Table 1
Organization or group Year of  establishment Current affiliations Name of current official
Fatah 1958 Palestianian Authority Sultan Abul-Aynayn

Palestine Liberation Organization
1964 Palestinian Authority Abbas Zaki
Popular Front  for the Liberation of
Palestine
1967
Syria
Marwan Abdel-A’al
Palestinian Popoular Struggle Front 1967
Syria
Abu Khaled al-Shamal
Popular Front  for the Liberation of
Palestine
1968
Syria
Abu Imad Ramez
Arab Liberation Front 1968 Ba’ath Party (
Iraq)
Samir Snounou
As-Sa’iqa 1968
Syria
Abu Hassan Ghazi
Democratic Front for the Liberation of
Palestine
1969 Palestinian Authority Ali Faysal
Fatah/The Revolutionary Council 1973
Syria
Ghanem
Palestinian Liberation Front 1976 Palestinian Authority Nazem Youssef
Islamic Jihad 1980
Syria
Abu Imad al-Rifa’i
People Party 1982 Palestinian Authority Ghassan ayoub
Fatah  al-Intifada 1983
Syria
Nemer Qadoura
Osbat al-Ansar 1986 Independent Abdel-Karim as-Sa’di (Abu Mohjen)
Hamas 1987 Syria-Iran Osama Hamdan
Fida Party 1989 Palestinian Authority Ali as-Safadi
Arab Palestinian Front 1993 Palestinian Authority Abu Imad Mustafa
Jund ash-Sham 2000 Indipendent Osama ash-Shahabi
Ansarallah 2005
Iran
Jamal Suleiman
Fatah al-Islam 2006 Independent Shaker al-Absi
Islamic Struggle Movement 2006 Independent Jamal Khatab
Osbt al-Nour 2006 Independent Abdallah ash-Shuraidi
Source: Information  International based on websites of the relevant organizations and groups


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Militia – hip-hop cristiano in arabo

 

L’Orient Le Jour 17 gennaio2008 “Siamo una milizia d’amore, in questo mondo pieno di violenza”Militia, un gruppo  rap libanese, canta in arabo alla gloria di Dio “Dal piu’ profondo degli inferi, il Signore ha attraversato le tenebre”, in una regione che non tollera  alcuna provocazione religiosa , Militia, un gruppo rap  formato da due  giovani libanesi cristiani, balla e canta in arabo alla gloria di Dio. Servizio di Rana Maoussaoui  de l’AFP. 

Pantaloni “baggy”, caschetto, buco nell’orecchio e collana in metallo, Charles Makriss, 27 anni, e Maroun  Adolph, 23 anni,, sono rapper, ma cantano in arabo e i loro canti sono preghiere.

“Siamo i primi ad aver lanciato l’hip-hop cristiano in arabo”, afferma Charles, compositore e coreografo di break dance, che ha recentemente pubblicato con Maroun , il primo CD del  loro gruppo “Militia”.

“All’inizio, quando facevamo canzoni di questo genere, la gente, soprattutto la vecchia generazione, era molto ostile. Era uno choc” racconta, “ poi un giorno, mentre cantavamo vicino ad una chiesa, ho visto un prete applaudire  con entusiasmo” ricorda questo artista dallo sguardo intenso.

L’hip-hop in se non e’ un fenomeno nuovo nel mondo arabo. Dal Marocco alla Palestina, sono nati molti gruppi  rap arabi negli ultimi anni. Ma l’hip-hop religioso e’ meno conosciuto. “ Qui in Oriente, cantare testi sacri non e’ visto di buon occhio”, e’ deplorevole secondo Maroun.

Del resto, nell’islam, cantare il Corano e’ totalmente  vietato, anche se  il richiamo alla preghiera del  muezzin e’ una forma di canto chiamato “tajwid”. Nel 1999, dignitari  religiosi hanno decretato una fatwa contro un cantante compositore libanese, Marcel Khalife’,  per “Ana Youssef, ya Abi” ( Oh Padre mio, io sono Giuseppe), una canzone contenente parole prese da  versi del Corano.

Charles e Maroun,, non  ci vedono  niente di male  a cantare  i salmi nello stile hip hop. “ La gente pensa che e’ la maniera di pregare dei Neri americani, ma e’ cosi’  che si deve rendere gloria a Dio”  considera Charles, membro di una corale dal 2004. La prova, secondo lui, si trova  in uno dei  capitoli  del libro dei Salmi, intitolato “Lodate l’Eterno”, e che viene anche interpretato dal duo. “ Si trova nell’Antico Testamento: Lodatelo al suono dei tromboni! Lodatelo con liuti e arpe! Lodatelo con  tamburi e con danze! Che volete di piu’ esplicito? insiste.


La Chiesa maronita, la piu’ importante in Libano, sembra essa stessa aperta a questa nuova moda “ Se i giovani vogliono cantare il Vangelo in questo modo al di fuori della Chiesa, non abbiamo alcun problema” afferma all’AFP Youssef Tannous, prete maronita e anziano docente della facolta’ di musica all’Universite’ Saint-Exprite de Kaslik. “ . “ E’ possibile che il rap sia un mezzo di avvicinarsi a Dio dei giovani, afferma, ma i nuovi talenti dovranno essere guidati dalla Chiesa”.

Ma, anche tra i giovani che sono attirati da questo stile, alcuni non sono d’accordo. “ Io preferisco lo stile tradizionale” commenta Roula Nehme’, una cristiana di 28 anni. “ L’hip-hop, e’ troppo estremo come muscia per il Vangelo. Nuoce al carattere sacro del testo.” “ Al contrario, e’molto bello”, afferma Chatherine Yaghi, 24 anni.  “l’hip-hop comunica il messaggio in modo molto piu’ forte e dinamico” assicura.

Anche nelle altre canzoni  del repertorio di Militia, Dio e’ sempre presente: “Quando un uomo uccide suo fratello, sfuggira alla collera di Dio? Signore, salva Beyrouth!”,

cosi’ cantano in “Loubnan waynak?” (Libano, dove sei?), all’inizio del 2007, prima degli scontri sanguinari tra comunita’ in Libano.

Perche’ Militia?  “Perche’ siamo una milizia  d’amore  in questo mondo pieno di violenza”,  afferma Charles.

www.militiabeirut.com


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Qual’e’ il numero reale dei rifugiati palestinesi in Libano?

The Monthly numero 67 – febbraio 2008

Mezzo milione di Palestinesi rifugiati in Libano 

A seguito della Dichiarazione  Balfour del 1917, inizia in Palestina, una organizzata emigrazione  che intensifichera’ negli anni  1930 e 1940.

Si radicano insediamenti e vengono lanciate operazioni armate contro i Palestinesi e  l’Esercito inglese, nel caso in cui nel 1948  scoppiasse una guerra tra milizie ebree e Forze Arabe con la creazione  dello Stato di Israele e la forzata migrazione Palestinese nei  vicini paesi arabi compreso il Libano,

 

Circa 100.000 Palestinesi arrivano in Libano provenienti da Akka, Hula, Safed, Nazareth, Haifa,  Al-Ramleh, jerusalem,  Nablus  e Jinin.

Scoppia una guerra nel 1967 e un’altra nel 1970  tra esercito giordano e organizzazioni palestinesi, con una conseguente ondata di Palestinesi verso il Libano. 

Durante la guerra civile nel 1975, l”organizzazione per
la Liberazione della Palestina (OLP)  estende il suo controllo  su gran parte del paese, in una tale dimensione che il leader dell’OLP Yasser Arafat durante un’intervista disse di essere in grado di controllare gli Stati palestinesi nella  West Bank e nella Striscia di Gaza come fece in Libano. Numerosi Palestinesi arrivavano dalla Siria, Giordania, e dall’Egitto. Alla vigilia dell’invasione israeliana del 1982, c’erano circa 600.000 rifugiati Palestinesi in Libano. Dopo l’invasione israeliana e la guerra che scoppio  tra Organizzazioni Palestinesi e  il Movimento Amal nei campi profughi, la presenza Plaestinese  nel Paese calo’ in modo significativo.

 

Qual’e’ il numero reale  dei rifugiati palestinesi ?

E’ circa mezzo milione  come dichiarato da alcune agenzie?

 

Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite e l’Agenzia di soccorso  e lavoro  per i Profughi della Palestina in Medio Oriente (UNWRA)[1], il numero dei rifugiati  era 127.600 nel 1950 ed e’aumentato  a 319.000 nel 1992. Secondo l’ UNRWA,  in un comunicato del 2005,  vi erano 404.000 rifugiati che comprendevano circa 211.000 che vivevano  nei 12 campi  e 193.000 rifugiati che vivevano al di fuori dei campi.

Di fatto questi dati sono imprecisi in quanto non tengono in considerazione  i cambiamenti  avvenuti nella societa’ Palestinese, quali le migrazioni e naturalizzazioni.

Le stime libanesi ufficiali tendono  ad amplificare la presenza Palestinese affermando che  circa mezzo milione  di Palestinesi  siano equamente distribuiti  dentro e fuori i campi.

L’Ufficio Centrale di Statistica palestinese annuncia che il numero totale di  rifugiati Palestinesi nel mondo al 2005 raggiunge  i 10.100.000 , compresi i 411.000 rifugiati che vivono in Libano; ma questi dati si basano sulle statistiche dell’UNRWA.

 

Dati rilasciati dall’UNRWA comprendono persone, che erano residenti nei sette villaggi  occupati da Israele e registrati con l’UNRWA dal 1948, la maggioranza di questi, circa 50.000, ha ottenuto la cittadinanza libanese. I dati quindi comprendono Palestinesi che hanno lasciato il Libano e ricevuto altre nazionalita’ (circa 100.000) e altri 30.000 palestinesi che sono stati naturalizzati nel 1994 con il Decreto   Naturalizzazione. Questi dati e la continua migrazione di Palestinesi dal Libano verso il Golfo  o gli Stati europeii  ci portano ad affermare  che il numero di rifugiati in Libano  non supera i 220.000. 

 

 

 

 


[1] L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 302, istituisce
la United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA, Agenzia di soccorso e lavoro delle Nazioni Unite per i profughi della Palestina nel Medio Oriente), allo scopo di fornire assistenza (alimentare, sanitaria, sociale, educativa) alle centinaia di migliaia di arabi palestinesi fuggiti dalle loro case e dalle loro città in conseguenza degli eventi bellici del 1948-49
L’UNHCR ha il mandato di fornire assistenza e protezione alle categorie di persone di sua compentenza, ovvero rifugiati, rimpatriati, richiedenti asilo, apolidi e sfollati interni. Inizialmente, l’UNHCR aveva mandato di occuparsi dei soli rifugiati, definiti dalla Convenzione del 1951 sullo statuto dei rifugiati come persone che« nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure a chiunque, essendo apolide e trovandosi fuori dei suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi Secondo i dati riportati dal rapporto del 2007 dell’Agenzia Appel Global, 6.689 persone lavorano in 116 paesi in tutto il mondo per aiutare rifugiati e sfollati. Lo stesso rapporto indica nella cifra di 21.018.589 le persone che rientrano nella competenza dell’UNHCR.