Libano

immagini e documentazione raccolta da quotidiani libanesi


Yes Madam

Mazen Kerbaj, vignettista libanese affronta il tema della condizione delle lavoratrici domestiche in Libano – La loro condizione  molto spesso le porta a suicidarsi, orari estenuanti, poca libertà, maltrattamenti, guadagni ridicoli.

 

 

 

Mazen Kerbaj   Cercando un soggetto

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Libano: Denuncia del centro libanese per i diritti umani “Un militare tortura una domestica”

Articolo pubblicato sul quotidiano L’Orient Le Jour del 9 aprile 2013

http://www.lorientlejour.com/article/809144/liban-un-militaire-torture-une-employee-de-maison-denonce-le-cldh.html

“Nonostante le denunce, e le tracce di tortura sul suo corpo, la cameriera è stata condannata a un anno di carcere per furto”

Il Centro Libanese per i Diritti Umani (CLDH) riferisce che un militare dell’esercito libanese ha torturato una domestica sospettata di aver rubato la sua arma di servizio e  dei gioielli a casa.

Il militare inizialmente aveva sospettato di piu’ persone del furto, tra cui la cameriera che affermava di non aver preso  i beni rubati, dice la nota, aggiungendo: “Quindici giorni dopo la rapina,il militare  avrebbe portato in una casa di campagna con molte altre persone la ragazza e l’avrebbe appesa a testa in giù in bagno con le manette. Avrebbe scosse elettriche Per gran parte della notte l’avrebbe torturata con scariche elettriche e provocato scottature con un coltello rovente fino a quando non accettava di incolparsi del reato.”

E’ stata condannata a 12 mesi di reclusione e il militare al termine della pena ha anche rifiutato di pagarle il suo biglietto d’aereo per  farla rientrare nel suo paese.

La Cldh chiede l’apertura di un’inchiesta.

leggi anche:

http://beirut7.blog.kataweb.it/2008/06/06/lo-sfruttamento-dei-lavoratori-migranti-in-libano-iii-parte/


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Manifestazione a Beirut contro il sistema confessionale

Articolo pubblicato sul quotidiano online NOWLEBANON.com

Domenica, a Beirut, nella capitale libanese, migliaia di dimostranti hanno marciato per chiedere la fine del sistema confessionale del paese. Questa seconda dimostrazione che segue quella della settimana precedente.

Il popolo vuole la caduta del regime “, cantavano i manifestanti di tutte le età mentre marciavano alla sede dell’autorità di elettricità dello Stato.

“Il confessionalismo e’ l’oppio delle masse” e “Ribelliamoci per far cadere gli agenti del confessionalismo” si leggeva su alcuni striscioni della manifestazione.

leggi il resto

http://www.nowlebanon.com/NewsArticleDetails.aspx?ID=247461&MID=144&PID=2

video pubblicato sul sito del quotidiano libanese L’Orient Le Jour del 7 marzo 2011

http://www.lorientlejour.com/category/Liban/article/692524/Des_milliers_de_Libanais_reclament_%22la_chute_du_regime%22_confessionnel.html

L’accordo di Taëf, che  mette fine alla  guerra civile nel 1990 stipula che l’abolizione del confessionalismo politico e’ un obiettivo nazionale essenziale che esige per la sua realizzazione una azione programmata.  Il desiderio dei firmatari da allora e’ rimasto lettera morta.

leggi anche un’articolo sul destino del sistema confessionale in Libano

http://beirut7.blog.kataweb.it/2007/09/13/il-destino-delle-confessioni-in-libano-scenari-possibili/



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Seminario sul diritto della donna libanese a trasmettere la nazionalita’ ai figli

L’Orient Le Jour  12 marzo 2009

 “L’ emendamento della legge sulla nazionalita’’, era il tema discusso ieri da un centinaio di rappresentanti di ONG convenute ad un seminario organizzato dai responsabili del progetto PNUD (Programma Nazioni Unite per lo Sviluppo)

“ I diritti delle donne libanesi e la legge sulla nazionalita’”.

A seguito dell’azione di diverse organizzazioni, con a capo “le Comite’ de suivi des affires de la femme libanese et le Consil de la femme liabanese”, come pure l’azione di diversi parlamentari,  il Parlamento dovrebbe adottare un progetto di legge nei prossimi mesi. Dovrebbe modificare leggermente la legge sulla nazionalita’ datata 1925, particolarmente la parte che riguarda il diritto della donna a trasmettere la nazionalita’ ai suoi figli.A questo proposito, la legge libanese , che e’ una legge di sangue riguardo alla nazionalita’, e’ discriminatoria nei confronti delle donne , impedendo loro di dare la loro nazionalita’ ai loro figli e mariti.Secondo diverse fonti, il testo di legge attualmente in gestazione dovrebbe permettere alle donne di trasmettere la nazionalita’ libasese ai propri figli con qualche eccezione.Sembra che per  rassicurare I libanesi  che temono l’insediamento dei Palestinesi, il testo che sara’ adottato impedirebbe quelle che sono sposate a rifugiati palestinesi di concedere la  la nazionalita’ ai propri  figli. Pertanto queste donne secondo uno studio dell’Agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD), non costituiscono che il 3% delle libanesi  sposate con uno straniero. Al contrario gli uomini libanesi sposati con una  rifugiata palestinese trasmetto la  nazionalita’ alle loro donne e ai loro figli.  Questo e’ in vigore dalla creazione dello Stato di Israele nel 1948 e non influisce sul concetto di diritto al ritorno alle loro terre di origine che hanno le libanesi e i rifugiati palestinesi . 

Legge discriminatoria[…] Ieri, dunque nell’inaugurare la sessione, la presidente del Comite’ de suivi des affaires des femme libanaise , Amane Kabbara Chaarani, ha messo l’accento sull’attivita’ intraprese dall’organizzazione che rappresenta  “ e che mira a  sensibilizzare la popolazione  sulle leggi discriminatorie  verso le donne, particolarmente quelle  relative alla nazionalita’, alla Sicurezza  sociale e allo stato civile  pure al codice del lavoro e penale”.Grazie aulla campagna effettuata in tutto il paese, “ il comitato ha potuto censire un importante numero di donne sposate a stranieri” sottoneando che “ il fatto di non dare ai figli della donna libanese la nazionalita’ della loro mamma, soprattutto se vivono in Libano, crea numerosi problemi, relativamente all’integrazione alla vita attiva, all’ospedalizzazione,all’educazione e alla Sicurezza sociale”.  

Prendendo la parola, la rappresentatnte permanete dell’Agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo PNUD, in Libano, Marta Ruedas, ha sottolineato che “l’eguaglianza tra uomini e donne e’ assicurata dalla Costituzione in Libano, se le donne non sono riconosciute interamente come cittadine non potranno mai partecipare allo sviluppo delle loro famiglie, delle loro comunita’ e societa’.Ha indicato inoltre che nel 2008, “nell’ambito del progetto relativo ai diritti  delle donne libanesi e la legge sulla nazionalita’, progetto  scaglionato in due anni, l’Agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo,  PNUD,  ha iniziato la coordianzione con il comitato  de suivi des affires des femmes”.“Obiettivo di questo progetto e’ emendare la legge al fine di permettere alle donne di trasmettere la nazionalita’ ai loro figli e mariti” ha dichiarato, notando che  “le leggi sono state modificate in  altri paesi arabi, come l’Egitto, il Marocco, l’Algeria e la Tunisia”.Da parte sua, il Ministro dell’Interno Ziyad Baroud, ha ricordato che “il Libano ha aderito nel 1996  alla convenzione per l’abolizione di tutte le forme di discriminazione verso le donne adottando  riserve concernenti l’art. 4 della legge 16 sulla nazionalita’”. “Riserve  erano state ugualmente adottate  nei confronti di articoli  di questa  convenzione  riguardanti la legge sullo stato civile  che e’ monopolio  delle diverse comunita’ religiose del paese” ha aggiunto.Ha spiegato che nel corso degli anni, certi tribunali  avevano interpretato l’articolo 4 della legge  in modo  di  permettere  alle libanesi sposate a stranieri  il cui coniuge era deceduto di trasmettere la nazionalita’ ai loro figli.Baroud ha sottolineato  che la legge  adottata nel 1925 sulla nazionalita’ e’ contraria alla Costituzione adottata nel 1926 e che garantisce l’uguaglianza  dei cittadini libanesi di fronte alla Legge. Ha aggiunto che la nuova legge  sara’ adottata  con tutti I requisiti (garde-fous) necessari e sara’ conforme alla Costituzione libanese.

Le musulmane piu’ numerose  nel sposare  stranieri di paesi arabi

Riguardo ai lavori del progetto PNUD  avviati nel 2008 e scaglionati su due anni, essi  comprendono  uno studio  sulla situazione delle donne  libanesi sposate a stranieri, seminari per discutere I risultati di questi  studi, un testo di legge che dovra’ essere sottoposto  al Parlamento e la formazione di una lobby di ONG impegnata a far rispettare I diritti delle donne.Riportiamo qualche risultato di uno studio  preliminare effettuato  presso  26 istitutzioni religiose e statali concernenti al donna  libanese sposata a starnieri.  Questo censimento copre un periodo  che va dal 1996 al 2008 e ingloba  17860 libanesi sposate  a stranieri e aventi registrato il matrimonio in Libano.“8,2% delle musulmane sono  sposate a stranieri, il 2% e’ il tasso delle cristiane sposate a starnieri”, sottolinea lo studio  che non prende in considerazione  I matrimoni non registrati in  Libano.  E’ il caso di molti matrimoni misti tra libanesi e occidental. Secondo    I dati disponibili,  tra le donne  musulmane sposate a stranieri, l’81,8% sono sposate ad  Arabi, il 9,1% ad Europei e il 4,7% ad Americani.Riguardo alle cristiane sposate a stranieri, il 50,2% di loro sono sposate ad Arabi, il 25,6% ad Europei e il 16,3% ad Americani. 

http://beirut7.blog.kataweb.it/2009/01/15/lacquisizione-della-cittadinanza-libanese/


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Flagello droga – Coltivazioni remunerative della Valle della Bekaa

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In Llibano il flagello della droga colpisce i giovani appartenenti a tutte le classi sociali.

Nella Valle della Bekaa circa 25000 famiglie dipenderebbero dal raccolto di cannabis per vivere, nei  periodi  piu’ favorevoli  la cannabis si vende a 1000 dollari. Durante  gli avvenimenti del maggio 2008 i prezzi sono letteralmente esplosi.

La droga fa vivere la Bekaa

Secondo differenti rapporti dell’ONU durante la guerra civile che ha devastato  il Libano tra il 1975 e il 1990, l’industria libanese di hashich e di oppio, che si estendeva su circa un terzo della superficie arabile della Bekaa – un quarto di paese per circa 250.000 abitanti – rappresentava una cifra di affari  di circa  500 milioni di dollari l’anno. Il profitto, per i coltivatori dei vigneti  intorno a 80 milioni di dollari l’anno.

Circa 25.000 famiglie dipendevano direttamente dal  raccolto di cannabis per vivere.

Piu’ di 10000 tossicomani

Non esistono statistiche ufficiali per la consumazione di sostanze psicoattive lecite o illecite in Libano. I soli dati esistenti sono da considerarsi con cautela in quanto la scelta del campione della popolazione, il metodo  utilizzato e la mancanza di continuita’ nello studio li rendono contestabili. Non di mento, la maggior parte delle ONG, che lavorano sul campo da piu’ anni stimano il numero dei tossicomani e dei dipendenti in circa 10000, 15000 persone. Questa cifra e’ in costante aumento. Secondo la loro constatazione, piu’ del 59% dei consumato sono dipendenti dall’eroina, 34% alla cannabis, 31% alla cocaina , 31% alle amfetamine e 30% dall’alcool.

La fascia di popolazione piu’ esposta e’ quella tra i 15 e i 25 anni.

Uno studio condotto dall’ufficio delle nazioni unite per la droga e il crimine , nel 2001, sulla base di tre campioni di popolazione libanese, mostrano che l’eta’  della “prima volta” e’ considerabilmente diminuita nel corso  di questi ultimi anni, variando  dai 15 ai 20 anni contro i 25 – 30 anni  all’inizio degli anni 90. Mostra ugualmente che la frequenza della consumazione di sostanze incriminate e’ piu’ elevata e che  una grande maggioranza non dispone  di informazioni sul livello della nocivita’ delle droghe.

Prevenzione – mezzi  insufficienti

In Libano diversi  organismi si sono specializzati  nel trattamento medico e psicologico delle sostanze additive. Piu’ ospedali privati, organizzazioni non governative e organismi pubblici, presenti sull’insieme del territorio libanese, tentano di stroncare l’aumento della popolazione dipendente.

Esistono circa una decina di centri di trattamento integrato nei dipartimenti  ospedalieri di psichiatria. Ma sono le organizzazioni senza scopo di lucro  che si assumono il grosso del lavoro. Con mezzi  meno importanti, ma con  una copertura  che si estende a tutto il territorio, ognuno di loro accoglie, nel proprio centro tra i 50 e i 20000 pazienti ogni anno. Le autorita’ pubbliche hanno acquisito nel corso degli anni un posto sempre piu’ importante. Il ministero della Salute Pubblica, che ha creato un ufficio della droga, concede alle ONG sovvenzioni e aiuti vari, particolarmente in termini di coordinamento. La lotta contro i criminali della droga e’ condotta da una fonte di informazione speciale di FSI, l’ufficio centrale per la repressione dei  drogati.

fonte: l’Hebo magazine 27 febbraio 2009


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ONG – Societa’ civile dinamica o polarizzata? A chi vanno i soldi degli aiuti internazionali ?

grafico pubblicato sul mensile The Monthly

The Monthly nr 79  febbraio 2009

Traduzione dell’articolo

“ONG del Libano,  funghi o societa’ civile?”1878 ONG costituite in 5 anni – 493 in solo 6 mesiDopo le elezioni del Generale Michel Sleiman a Presidente della Repubblica, un nuovo ministero e’ stato formato.  A Ziad Baroud  e’ stata assegnata la posizione di Ministro dell’Interno. Baroud, attivo nelle organizzazioni della societa’ civile ha dato particolare attenzione a questo problema e facilitato la formazione di molte ONG la cui istanza era in attesa. Dal giorno in cui ha assunto l’incarico,  l’11 luglio  2008, ha concesso autorizzazioni o ricevuto notifiche  della formazione di 493 associazioni, un numero smisurato rispetto all’ammontare di permessi  emessi l’anno precedente.Baroud ha sostenuto la lettera della legge che richiede l’approvazione libanese  a formare  associazione con semplice informazione  al governo o a dare avviso e non attendere l’emissione dell’autorizzazione.Ma la questione  e’ questa: queste ONG sono l’indicatore di una societa’ civile libanese  piena di vita o  una estensione del prevalente interesse politico o confessionale?La legge delle associazioni e’ stata emessa il 3 agosto 1909, quando il Libano era ancora sotto l’impero Ottomano. Da allora, la legge non e’ stata ne abrogata ne modificata ne fu correttamente attuata.[…]Vi sono troppe ONG?Non vi e’ un numero preciso di ONG registrate in libano, ma si stima sian circa 5000. L’aumento del numero delle associazioni si suppone sia un segno di dinamismo, solidarieta’ e sinergia sociale del popolo libanese in un paese dove i servzi sociali, specialmente  per quanto riguarda la salute, l’educazione, l’ambiente e la cura per i disabili, e’ carente.Comunque, molte associazioni non lavorano per il bene comune ma personale, confessionale e per interessi politici.Beneficiano di assistenza e donazioni di istituzioni internazionali e  associazioni che si da per scontato  aiutino il Libano ma di fatto sono a disposizione di  interessi individuali o di piccoli gruppi.[…]L’aumentato numero  di associazioni, durante  questo periodo, potrebbe essere legato alle elezioni parlamentari previste per il 7 giugno 2009.Molte di queste associazioni sono legate a candidati o deputati e saranno  senza dubbio usate  come mezzo per  orientare i votanti attraverso la corruzione elettorale con il pretesto  di aiuto sociale e servizi.Molti vorrebbero affermare che il termine “societa’ civile libanese” e’ un ossimoro e il numero di NGO spuntate come funghi(the mushrooming number of NGO’s), invece di essere un indicatore  di societa’ civile dinamica, e’ di fatto  una manifestazione di  societa’ polarizzata.  http://beirut7.blog.kataweb.it/2008/07/05/organizzazioni-non-governative-nel-sud-del-libano-e-nella-valle-della-bekaa/

http://beirut7.blog.kataweb.it/2008/05/12/ong-associazioni-non-governative-in-libano/

http://beirut7.blog.kataweb.it/2008/05/19/le-ong-di-dahieh/


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Spettacolo teatrale per sensibilizzare la popolazione libanese sulla violenza domestica

Violenza  domestica in Libano

L’organizzaione LECORVAW, Conseil  libanais pour resister a’ la violence faite aux femmes,  dalla sua nascita, nel 1997, denuncia la violenza coniugale e cerca di porvi rimedio.

Lecorvav ha  realizzato un forum – teatro , frutto della collaborazione di piu’ organismi, finanziato da UNFPA (Fonds des ETats-Unis pour la popolation), messo in scena da KHayal For Arts.   La partecipazione dinamica delle assistenti sociali ha permesso la consapevolizzazione della popolazione. Teatro ambulante sostenuto dai comitati dei villaggi e dei comuni della regione. Il pezzo teatrale della durata di 20 minuti, rappresenta un caso reale di donna violentata tratto dai casi del Centro di ascolto e di sostegno Lecorvaw.

Vengono rappresentate le differenti forme di violenza:  verbale, fisica, economica, alle quali e’ esposta sia  dal marito che dalla suocera . Alla fine dello spettacolo, il pubblico e’ invitato ad analizzare le diverse forme e i tipi di violenza rappresentati e a suggerire soluzioni. Il tutto attraverso alla partecipazione attiva degli spettatori alla rappresentazione e alla messa in scena. Anche il pubblico interpreta un ruolo, dialogando con gli attori  e modificando attraverso  il loro intervento lo sviluppo degli avvenimenti.

Al termine della rappresentazione le assistenti sociali fanno una sintesi della situazione, a partire dal dibattito  con gli spettatori sulla violenza domestica.

Questo tipo di attivita’ e’ stata ben accolta dalla popolazione.

 

CONSIGLI DI LECORVAV ALLE DONNE MALTRATTATE

·         TENETE UNA PROVA DEGLI ABUSI FISICI: FOTO, RAPPORTI MEDICI LEGALIZZATI

·         SAPPIATE DOVE ANDARE: PARENTI, AMICI, VICINI…

·         PREPARATE UNA  BORSA CON LE COSE IMPORTANTI: DENARO, DOCUMENTI, ABITI, GIOIELLI…

·         NON DIMENTICATE I VOSTRI DOCUMENTI:PASSAPORTO, CARTA D’IDENTIA’, CERTIFICATO DI MATRIMONIO, SENTENZE  GIUDIZIARIE, INDIRIZZI,…

·          

 

HOTLINE: 03 829809 – 03 416735

SITO WEB: www.lebanesewomen.org

Fonte: l’Hebo Magazine 16/01/2009 – Societa’ Roula Azar Douglas

http://beirut7.blog.kataweb.it/2009/01/13/violenza-coniugale/


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L’acquisizione della cittadinanza libanese

Nel registro di stato civile libanese sono trascritte solamente tutte le informazioni che riguardano  i cittadini libanesi.

Per acquisire la cittadinanza libanese alla nascita e’ necessario:

          essere nati da padre libanese 

          essere nati in libano da padre di nazionalita’ straniera, di cui non si e’ potuto acquisire la nazionalita’

          essere nati in Libano da genitori sconosciuti. Tutti i bambini trovati in territorio libanese, salvo prova contraria, si presume siano figli di genitori sconosciuti.

          Essere figlio illegittimo che scopre la sua parentela con  un padre o una madre libanese, prima della sua maggiore eta’, sia per riconoscenza che per decisione degli uffici giudiziari.

E’ considerato illegittimo il figlio nato da una donna celibe o da genitori sconosciuti, o alla persona che accetta di prendere in carico il bambino illegittimo di indirizzare il certificato di nascita.  In quel caso possono solamente decidere il nome  del bambino. Non sara’ fatto il nome del padre se non nel caso in cui il padre decide di riconoscerlo o da mandato ad una terza persona di riconoscerlo a suo nome e al suo posto.

E’ vietato alla persona  che intesta il certificato di nascita  e all’ufficiale in carico del registro di statuto personale di  menzionare il nome della madre salvo che quest’ultima dichiari essere la madre del bambino, o che un giudice stabilisca  la sua maternita’.

In virtu’ della legge  541 promulgata in data 24-7-1996, in applicazione  della convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia, ha formalmente vietato  agli ufficiali  pubblici  che rilasciano  le carte di identita’ o gli estratti  di stato civile di inserire non importa quale espressione  che lasci sottintendere che il titolare  e’ un bambino illegittimo, o che  e’ figlio di genitori sconosciuti.  Possono farlo solo su richiesta della persona interessata o del tribunale in caso di bisogno.

Se non registrate il vostro matrimonio presso lo stato libanese e  partorite in Libano l’unico modo per trasmettere la cittadinanza e’ dichiarare  che il figlio e’ nato da madre nubile e all’occorrenza lasciate che suo padre lo riconosca ulteriormente.

Questo modo di procedere e’ un modo per aggirare  una legge che discrimina le donne  nella trasmissione della cittadinanza.

Fonte:  riv. mensile Femme – diritti delle donne art. di Lina Zakho

http://beirut7.blog.kataweb.it/2009/01/15/la-donna-libanese-non-puo-trasmettere-la-nazionalita-ne-ai-propri-figli-ne-al-marito-straniero/


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La donna libanese non puo’ trasmettere la nazionalita’ ne ai propri figli ne al marito straniero

Il diritto di trasmissione della nazionalita’ e’ un diritto all’accesso a tutti i diritti che la cittadinanza comprende, quindi, comprende diritti alla sicurezza sociale, alla sanita’, all’educazione, al lavoro, al voto.

 In Libano e’ riconosciuto il legame di sangue e non il legame con il territorio, ma nonostante questo, vi e’ una discriminazione tra uomo e donna.

L’uomo puo’ trasmettere la nazionalita’ alla moglie straniera e ai figli ma la donna no.

Il “ Collectiv pour la Recherche et la formation sur le developpement – Action” CRTDA, ha presentato un progetto di legge in parlamento, viene richiesto che siano tolte tutte le riserve libanesi sulla convenzione per l’eliminazione di ogni genere di discriminazione contro le donne (CEDAW) e che il diritto di nazionalita’ sia accordato alle libanesi. Il collettivo ha organizzato manifestazioni, sit-in e incontrato i politici, queste sono alcune dichiarazioni rilasciate: il Ministro dell’Interno Ziyad Baroud, ha dichiarato che “e’ un diritto naturale sul quale stiamo lavorando per trasformarlo in un diritto garantito dalla legge”, il patriarca maronita Nasrallah Sfeir ha rilevato “la necessita’ di interessarsi al diritto delle donne libanesi a trasmettere la nazionalita’”, il Primo Ministro Fouad Siniora ha dichiarato di “aver gia’ presentato un progetto di legge che permettera’ alle donne di trasmettere la loro nazionalita’ ai figli dopo dieci anni di matrimonio”. Il CRTDA ha chiesto al ricercatore Kamal Feghali di redigere un progetto di legge che si basi sull’idea di uguaglianza tra uomini e donne davanti alla legge. Questo progetto propone emendamenti alla legge del 1925 e del 1960 su tutti gli articoli che discriminano la donne, chiede inoltre il diritto di trasmettere la nazionalita’ al marito e ai suoi figli con un effetto retroattivo e senza discriminazione di nazionalita’. Questo progetto si fonda sull’uguaglianza di diritti evocati dalla Costituzione, dalla Convenzione sull’eliminazione delle discriminazioni contro la donna (CEDAW). Tra gli articoli che il CRTDA chiede di modificare , vi e’ quello che recita : ” e’ libanese ogni persona nata da un padre libanese”, che secondo il CRTDA dovrebbe essere modificato in “ e’ libanese ogni persona nata da un padre libanese o madre libanese”. Altro articolo essenziale, e’ quello che stipula che “ tutte le donne straniere sposate ad un libanese diventano libanesi dopo un anno dalla registrazione del matrimonio” che viene proposto di modificare come segue:” tutte le donne straniere sposate ad un libanese e tutti gli uomini stranieri sposati ad una donna straniera, diventano libanesi dopo un anno dalla registrazione del matrimonio”.

 Chi purtroppo non e’ compreso in questi progetti di legge, forse una svista, forse non si e’ voluto fare, gli articoli del quotidiano non accennano a queste persone, sono i figli degli eventuali coniugi stranieri, i quali non otterranno la nazionalita’ libanese. Anche questa e’ una grande discriminazione che potrebbe creare situazioni di disagio in ambito familiare a danno soprattutto dei figli.

 I figli di donne libanesi sposate o non con stranieri e quindi senza la nazionalita’ libanese si scontrano quotidianamente con una serie di problemi e umiliazioni, ogni anno sono obbligati a fare la coda presso gli uffici della Sicurezza generale per rinnovare la carta di soggiorno, a pagare delle tasse alle quali vanno aggiunte le tasse per il permesso di lavoro, non possono esercitare tutte le professioni, non possono frequentare le scuole pubbliche, se lavorano non vengono inquadrati ne’ assicurati, se non trovano lavoro vengono avviate inchieste nei quartieri mettendo cosi’ la persona in difficolta’ anche con i vicini, se non studiano o non lavorano hanno difficolta’ ad ottenere il permesso di soggiorno, se il marito non e’ libanese, tutto viene intestato alla donna libanese. Una delle giustificazioni riguarda la paura che in questo modo i palestinesi potrebbero aggirare l’ostacolo e ottenere la cittadinanza libanese, il rifiuto dell’insediamento dei rifugiati palestinesi sembra essere la scusa, ma questo non vale per gli uomini che possono comunque trasmettere la loro cittadinanza anche ad una donna palestinese.

I casi censiti di libanesi coniugate con stranieri sono circa 1375. Di queste il 57% sono sposate con iracheni, il 14,3% ad egiziani, l’11% a giordani ani, il 5,1% a francesi, il 2,1% a siriani, l’1,8% a iraniani, l’1,6% ad americani, , 1,3% a turchi, 1,2% a canadesi, 1,2% a germanici, e 1,1% a palestinesi. Questa ricerca e’ stata fatta da UNPD-POGAR. Fonte: L’Orient Le Jour dell’8 dic 2008 Libano,Donne, cittadinanza,legge,

http://beirut7.blog.kataweb.it/2009/01/15/lacquisizione-della-cittadinanza-libanese/


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Violenza coniugale

Traduzione dal francese articolo pubblicato sulla rivista femminile Femme dic 2008

“Violenza coniugale o la legge del silenzio”

La violenza coniugale e’ universale, nella nostra societa’ assume un aspetto particolare, per il sol fatto, che non sempre e’ passibile di sanzioni. Il “raggruppamento democratico di donne libanesi” pubblica due studi, uno studio affronta l’aspetto legislativo e l’altro e’ il risultato di un’inchiesta sul territorio. Le donne maltrattate subirebbero dunque una doppia violenza sapendo che sino ad oggi il nostro codice penale non le protegge in alcun modo. Si parla di una discriminazione giuridica. Questi due studi hanno costituito l’ oggetto di un lavoro di tre anni. Le conclusioni di questa doppia inchiesta sono state presentate il 25 novembre 2008, Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne. I risultati sottolineano una certa permissivita’, una tolleranza rispetto alla violenza contro le donne. Il nostro sistema patriarcale metterebbe questa violenza in rapporto diretto con l’educazione, le credenze religiose, la moralita’. Eppure, il Libano ha ufficialmente aderito alla Convenzione per l’Eliminazione di ogni tipo di discriminazione contro le donne dal 1996. Pero’ , con certe riserve, si tratta degli articoli 9 e 29, poiche’ la madre libanese non puo’ trasmettere la nazionalita’ ai suoi figli e al marito.

Una legislazione discriminatoria

Altre discriminazioni persistono in alcuni testi di legge, come quella relativa al delitto d’onore, all’adulterio o all’aborto. L’adulterio non viene sanzionato equamente: la donna che commette il reato e’ passibile di 2 anni di carcere mentre per l’uomo la sanzione prevede due mesi di carcere e un ammenda. Le leggi relative al codice dello Statuto Personale che risale al codice ottomano della famiglia del 1917…! La violenza coniugale (che rientra nel registro dello Statuto Personale) risulta essere una struttura sociale ancestrale, un sistema patriarcale, in cui prevale la dominazione e l’ermetismo, e quello di cui soprattutto gode e’ l’intoccabilita’ della legislazione. Le nostre 18 comunita’ religiose monopolizzano, ciascuna secondo le proprie regole, i problemi relativi alla famiglia e allo statuto personale. Solo i Tribunali Religiosi deliberano su tutto quello che e’ un atto che appartiene al Diritto di Famiglia. In piu’ lo Stato si astiene di far applicare i fondamenti dei Diritti dell’Uomo nel Diritto di Famiglia. Al momento della presentazione della parte legislativa dello studio citato piu’ sopra, gli avvocati che vi hanno partecipato, Maitre Marie Rose Zalzal et Ghada Ibraim, hanno insistito sulla necessita’ di realizzare un codice civile per la famiglia e un progetto comprendente misure di protezione delle vittime della violenza coniugale. E’ necessario in ugual misura dare al potere giudiziario un diritto di visione su tutti i casi di violenza domestica e istituire un tribunale speciale per deliberare sulle problematiche famigliari oltre ad un codice di sanzioni penali nei confronti di chi pratica questa forma di violenza. Secondo il “Comite’ pou l’Elimination de la Discrimination a l’Egard des Femmes” CEDEF (Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione nei Confronti della Donna,) la polizia e il personale dei Tribunali religiosi non e’ stato sottoposto ad alcuna formazione per trattare problematiche di questo tipo. Per quel che riguarda i servizi offerti alle vittime il “Rapporto sul Paese dell’Osservatorio sui Diritti Umani” afferma che il governo libanese non ha adottato alcuna procedura particolare per permettere alle vittime di ottenere un assistenza medica. Un’altra questione preoccupante riguarda quello che la DEDEF chiama il “rispetto della vita privata familiare secondo la tradizione”, il quale impedisce di tenere inchieste approfondite sulle questioni relative alla violenza domestica. La discriminazione nei confronti delle donne musulmane e’ ancora piu’ acuta nei testi di legge sullo Statuto Personale, particolarmente per quanto riguarda la figura del tutore. Sapendo che la donna musulmana – anche vedova – e’ sempre considerata come minore. Rimane a tempo indefinito sotto la tutela di un uomo: padre, sposo, fratello, etc. Lo stesso vale per quel che riguardai figli e l’eredita’(in alcune comunita’, 2 figlie ereditano tanto quanto il figlio maschio ).

Le ONG alla riscossa

 In Libano, nessuna autorita’ ha il potere di intervenire all’interno della coppia. Quando una donna si lamenta rivolgendosi al commissariato di polizia, non se ne tiene conto. Il funzionario le chiedera’ tutt’al piu’ , cos’ha fatto per essere arrivata a quel punto? In ogni caso le consigliera’ in modo bonario di regolare la situazione in famiglia. Nel peggiore dei casi, tentera’ di sedurla, in termini piu’ chiari, la molesta sessualmente. Se la donna prende l’iniziativa di abbandonare il domicilio coniugale, puo’ essere obbligata con ordinanza del tribunale religioso a far ritorno al domicilio. La violenza coniugale non e’ causa di divorzio. Un certificato medico che confermi le violenze subite non costituisce una prova sufficiente… Allora, le ONG, offrono alle vittime un sostegno psicologico, consigli giuridici e favoriscono la sensibilizzazione della societa’ al problema. Questo e’ il caso dell’ONG LECORVAW (Lebanese Council to Resist Violence Against Women) che nel 2005 ha realizzato con l’associazione Information and Comunication Technology for Development in the Arab Region, un cd-rom sulla legislazione del diritto familiare e sulle domande frequentemente poste su questo argomento. E’ stato distribuito a operatori sociali e a numerose organizzazioni governative, non governative e religiose in Libano. Il presidente di “Chercheurs Centaux en Droit Penal” (Central Penal Researchers)afferma che il codice penale libanese non riconosce la violenza fondata sul sesso. Peraltro, con l’articolo 562 del codice penale modificato dal decreto del 20 febbraio 1999, l’uomo che uccide una donna “per aver compromesso l’onore della famiglia” e’ sanzionato, ma beneficia delle circostanze attenuanti.

Donna libanese: il miraggio della liberta’…

…Nel senso che diamo al giorno d’oggi alla parola “liberazione”. E malgrado le apparenze di liberta’ o uguaglianza, le donne, che siano musulmane o cristiane, e’ ancora sottomessa ai diktat degli uomini e del clero. E come sostiene Caroline Succar Slaby, dottore in sociologia e specializzata nei conflitti coniugali, la donna libanese si situa tra tradizione e modernita’. Se la nostra societa’ ha subito qualche cambiamento “apparente”, calcato sul modello occidentale, questo cambiamento non e’ fondamentale, resta superficiale. L’esperienza occidentale e’ differente dalla nostra. “Mentre in Occidente, la donna ha rivendicato i suoi diritti in quanto donna , e’ prima di tutto al suo corpo che ha fatto riferimento. Il diritto alla contraccezione e all’aborto le ha dato il diritto di agire sul suo corpo come desidera. Non vi e’ niente di tutto questo da noi, spiega la specialista. Se cominciamo a liberaci dalle nostre costrizioni tradizionali del nostro modo di vivere, questo tentativo viene subito soffocato, sapendo che le nostre leggi non sono cambiate. La percezione che la donna libanese ha di se stessa non e’ cambiata. Si accontenta di imitare la donna occidentale per piacere agli uomini o agisce con reale convinzione? Questa sfumatura e’ molto importante”, aggiunge la sociologa. Che dire di una giovane ragazza che decide di avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio e che chiedera’ al suo medico di restituirle una verginita’ prima di mettere la fede al dito? La si puo’ qualificare come “libera”?

300 donne hanno testimoniato…

Lo studio condotto sul campo ha toccato 300 donne provenienti da diverse regioni, appartenenti a ambienti socio culturali ed economici differenti. Eppure, le conclusioni dell’inchiesta mostrano che tutti questi fattori non hanno veramente cambiati i dati, non hanno avuto un ruolo significativo nel grado di violenza subita. “Si ha l’impressione che una certa permissivita’, se non una reale legge del silenzio si sono ancorate nello psichismo di queste donne. Giustificano il comportamento del loro “carnefice” che avrebbe quasi il diritto “di sfogarsi” per il solo fatto che lavora tutta la giornata, o che ha preoccupazioni professionali, etc…Le donne istruite beneficiando di un bagaglio culturale sostanziale reagiscono come le loro omologhe incolte o inattive.”

 Multiple forme di violenze

Per cominciare, la violenza fisica si manifesta con veri castighi corporali e altri schiaffi e botte. Varia all’infinito. Certe donne subiscono sevizie da piu’ anni! Si rifugiano nel silenzio, perche’ non sanno cosa fare. Perse, nemmeno considerano di bussare alla porta di casa per paura di essere accusate di aver volontariamente abbandonato il domicilio coniugale. Capita che i figli prendono posizione. Cosi’ il figlio prende esempio dal padre. Convinto di avere il diritto di imitarlo, lo potra’ anche sostituire nel suo compito se il capo famiglia dovesse per esempio assentarsi, viaggiare! Sorvegliera’ lui sua madre e le sorelle. In queste famiglie, il padre, spesso autoritario , alleva (soprattutto) i suoi figli con questi valori. Di tutte le violenze coniugali lo stupro rimane, secondo le testimonianze, la forma di sevizie piu’ usata nella coppia. Questa violenza riveste forme perverse. Vi sono uomini che esigono a volte di avere rapporti sessuali davanti ai loro figli! Altri costringono le loro mogli a fare l’amore con un altro uomo di loro scelta, di solito a pagamento! Le donne provano enormi difficolta’ a parlare di questo genere di violenze, in quanto questo genere di violenza tocca troppo da vicino la loro intimita’ . “Ma ancora, aggiunge la sociologa, le donne picchiate diventano spesso vittime di stupro, perche’ esse finiscono per rifiutare di fare il loro “dovere coniugale”… E’ un circolo vizioso…” La violenza verbale e la violenza psicologica sono anche molto frequenti. La prima si traduce nel proferire minacce che spingono alcune a mollare la presa, semplicemente ad arrendersi. Quanto alla seconda, prende forme diverse. Che dire di un uomo che vieterebbe a sua moglie di lavorare? Con il pretesto di assicurare le entrate necessarie, vuole che la moglie rimanga a casa. Questo tipo di persona non e’ raro e lo si ritrova anche in ambiti socioculturali di livello elevato. Il nostro sistema patriarcale conferisce all’uomo un diritto, quello di “possedere” la sua donna. Tutte queste violenze sono concatenate! Tutto comincia con uno o due insulti, seguiti da botte, che saranno a loro volta seguite da stupro. Donne martiri Come reagiscono le vittime dopo aver subito queste sevizie? La maggior parte di loro “perdona” il marito, constata la sociologa. “Pazienza e sacrificio, sono le parole principali” seguite da “il silenzio e’ d’oro”. Temono le minacce, altre punizioni e lo scandalo. I panni sporchi, non si lavano in famiglia? Allora, non rimane che sperare un cambiamento nel loro congiunto.”

Perche’ un uomo diventa violento?

Si tratta molto spesso di un uomo che ha subito la stessa sorte nel corso dell’infanzia. Puo’ essere stato picchiato dal padre, puo’ essere stato testimone di aggressivita’ verso sua madre da parte del padre. Tuttavia nella maggior parte dei casi, l’uomo violento, ha una madre castratrice alla quale vive molto attaccato. Questa diventa fonte di conflitto nella coppia, spingendo il figlio contro la moglie. Questo marito violento e’ il piu’ delle volte istruito, attivo, realizzato nella vita, con una buona rete di relazioni sociali. Quanto alla vittima, teme di perdere l’affidamento dei figli e sceglie la rassegnazione. Senza contare che in caso di divorzio, diventa piu’ “vulnerabile”, come sostengono le donne brutalizzate . “Le rare figlie di Eva che hanno avuto il coraggio di lasciare il domicilio coniugale si sono ritrovate assolutamente sole, rifiutate dai loro piu’ cari amici”, precisa la sociologa. “Si ritrovano casi di questo genere anche nell’ambiente benestante”

Presente sul campo dal 1976, l’associazione”Rassemblement Democratique des femme Libanaise” ha creato dal 1995, nel quadro della sua campagna di lotta contro la violenza nei confronti delle donne, sei centri di ascolto in Libano. Psicologhi e avvocati assicurano una presenza regolare, ma numerose vittime della violenza non osano presentarsi. L’associazione organizza ugualmente le conferenze e pianifica le campagne di sensibilizzazione nei media, le scuole e le universita’. La responsabile Caroline Succar Slaiby, sociologa e ricercatrice, prepara una tesi sulla psicologia sociale e lavora sui conflitti coniugali.

M.S.B. 

http://beirut7.blog.kataweb.it/2007/10/01/imenoplastica-ricostruzione-della-verginita/

http://beirut7.blog.kataweb.it/2007/09/27/il-delitto-donore/

http://beirut7.blog.kataweb.it/2009/01/17/spettacolo-teatrale-per-sensibilizzare-la-popolazione-libanese-sulla-violenza-domestica/