Libano

immagini e documentazione raccolta da quotidiani libanesi


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Nahr el-Bared – Il ritorno dei rifugiati palestinesi nel nuovo campo

I palestinesi stanno facendo ritorno al nuovo campo di Nahr al Bared, vicino a Tripoli. Dopo la battaglia durata piu’ di tre mesi da maggio 2007 ai primi di settembre 2007, che ha visto scontrarsi l’esercito e  il gruppo armato di Fateh al-islam, costata circa 400 morti di cui circa 160  militari dell’esercito libanese. Il capo del gruppo e’ riuscito a fuggire, centinaia di palestinesi erano stati  alloggiati nelle scuole e in un altro campo profughi. Ora stanno rientrando. Secondo ‘l’agenzia dell’ONU  per i rifugiati palestinesi UNRWA , circa 365 appartamenti sono in condizioni accettabili.

Il ritorno e’ il nostro diritto, prima il campo, poi la Palestina. Anche se trovo un solo muro intatto, ritorno a casa, perche’ e’ la mia casa”

Accanto al campo, a pochi centinaia di metri, qualcuno protesta, “perche’ li riportate qui, sono loro che hanno nutrito, protetto i membri di Fateh al-islam, ora li riaccompagnano gentilmente a casa, a loro i media, la gloria del ritorno, gli aiuti internazionali. Abbiamo ancora nelle nostre orecchie il rumore dei bombardamenti.” Decine di famiglie dei martiri dell’ esercito hanno  manifestato all’ingresso del campo contro il ritorno di centinaia di famiglie. Molti di questi martiri dell’esercito provenivano da zone vicine a Nahr al Bared.

Il ritorno e’ stato reso possibile dagli sforzi congiunti di UNRWA, esercito, differenti fazioni palestinesi,  e il comitato  per il dialogo libano-palestinese.

Secondo Abou Louai Arkane Badr, responsabile dell’OLP (Organizzazione liberazione Palestina) gli sforzi fatti sono insufficienti, le case dichiarate abitabili hanno bisogno di interventi,  mancano le infrastrutture, acqua, elettricita’. L’UNICEF  (Fondo Nazioni unite per l’infanzia) assicura i rifornimenti di acqua all’interno del campo, altre ONG (organizzazioni non governative) assicurano altri servizi sempre all’interno dei campi.

La rivista Magazine, ha cercato di informarsi in merito all’origine  del nome “Nuovo campo” presso un avvocato libanese Merhi Nasser. “ Queste case sono di proprieta’ dei palestinesi che vi abitano contrariamente a quelle del vecchio campo. Sono sate acquistate nel rispetto della legge libanese in vigore. E’ per questo che  sono contrario alla denominazione “nuovo campo”, si presta a confusione. Non si tratta di un campo palestinese  anche se e’ abitato da rifugiati palestinesi. Sono proprieta’ private.

Il vecchio campo e’ quasi distrutto e ci vorra’ parecchio tempo prima di potrevi rientrare. I 27000 rifugiati del campo attendono il ritorno nelle case prefabbricate  che l’UNRWA installera’ in un terreno  in prossimita’ di Nahr al-Bared.

Fonte: L’Hebo Magazine  19 ottobre 2007-10-21

IL freddo e la scolarizzazione dei bambini, due ostacoli di rilievo al ritorno dei rifugiati di Nahr el-Bared

Piu’ di 300 famiglie  sono rientrate nelle loro abitazioni nel nuovo campo  di Nahr el-Bared. I palestinesi che si erano rifugiati nel campo di Beddawi, ” lentamente, ma sicuramente” , secondo  Khalil Mkkaoui, presidente della Commissione libano palestinese, stanno rientrando nelle loro case.

Il rientro  un po’ precipitato a causa di pressioni esercitate dai  rifugiati  desiderosi di rientrae a casa non e’ privo difficolta’ inquanto mancano le infrastrutture di base: acqua, elettricita’, ecc.. Il processo di reinstallazione  e’ stato anche accellerato per  permettere alle scuole di Beddawi di accogliere gli scolari e gli studenti. Le scuole  erano state occupate dai nuovi arrivati dall’inizio dei combattimenti in maggio.

Sono state installate circa 170 case prefabricate  ai margini del campo per permettere  la sistemazione delle case danneggiate.

E’ stato inoltre distribuito un’aiuto di 1000 dollari a famiglia per permettere agli abitanti del vecchio campo quasi completamente distrutto di  affittare un alloggio.

Tra i problemi di un certo rilievo vi e’ quello che riguarda la scuola per i bambini  di Nahr el Bared che rischiano  di perdere l’anno scolastico se il progetto dell’UNRWA di installare  scuole prefabbricate nei campi, non va a buon fine in tempi brevi, l’altro problema sono le temperature che inizieranno ad abbassarsi.

I palestinesi sembrano tranquillizzati riguardo alla soluzione dei problemi del campo, questa potrebbe essere anche una possibiltia’ per una ricerca di soluzione alle condizioni di miseria e di privazioni  sino ad ora vissute, che non sono altro che terreno fertile per i fondamentalismi.   Mkkaoui  insiste nel ribadire che: “lo voglio ripetere per l’ennesima volta: gli sforzi messi in atto attualmente per aiutare i rifugiati a migliorare le loro condizioni di vita non sono un preludio al loro insediamento. Anche se vi fosse un progetto di insediare i palestinesi in Libano non sarebbe possibile perche’ vi e’ un’unanimita’ non solamente libanese  sulla questione del “Diritto al ritorno” ma anche in seno al mondo arabo e all’ONU.” Il processo destinato a risanare le relazioni libano palestinesi e’ stato sospeso dalla guerra di luglio e dagli eventi di Nahr el Bared ma vi e’ un aspetto positivo, per la maggior parte delle fazioni palestinesi vi e’ la convinzione che  e’ ormai necessario mettere un freno alla mancanza di sicurezza che ha prevalso sino ad ora nel campo  e permettere allo Stato di estendere  la sua sovranita’  sull’insieme del suo territorio.

Gli scontri tra esercito e il  gruppo di Fateh el-islam  hanno fatto pagare sulla pelle dei palestinesi la mancanza di sicurezza all’interno del campo.

L’Orient Le Jour  23 ottobre 2007

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Elezioni presidenziali – nuovo rinvio

La riunione per l’elezione del Pesidente della Repubblica libanese che avrebbe dovuto svoglersi domani 23 ottobre,come gia’ previsto,  e’ stata rinviata al 12 novembre 2007 – il tutto e’ stato deciso in un clima tranquillo e consensuale.

Il 24 novembre scade il mandato dell’attuale Presidente della Repubblica filo siriano Lahoud –

Il generale  Aoun  adottando  toni piu’ concilianti che mai non ha scartato, per la prima volta,  la  possibilita’ di tramutarsi in un grande elettore anziche’ presentarsi come candidato.

Anche da parte di Hezbollah vi e’ stata una piccola apertura dichiarandosi pronto ad una elezione nel rispetto della costituzione.

Unica ombra la risposta sferzante a  di Hezbollah a Walid Joumblatt accusato di uccidere le iniziative dell’intesa.

L’Orient Le Jour  23 ott 2007 pag 1

 “Esistono forze regionali e internazionali che preferiscono che le elezioni presidenziali non abbiano luogo”, gli Stati Uniti e la Comunita’ internazionale veglieranno perche’ queste forze non raggiungano i loro obiettivi. e’ quanto ha dichiarato l’ambasciatore  americano Jeffry Feltmann in occasione dell’incontro della delegazione americana  di difesa dei diritti dell’uomo con Geagea il 22 ottobre 2007 – Ha dichiarato inoltre che e’ solo il Parlamento che decidera’ chi sara’ il nuovo presidente.  Ha valutato che la campagna  ostile all’installazione  di una base militare americana in Libano e’ puramente  di natura politica.  Non esiste alcun progetto non  e’ stata presentata alcuna richiesta, chi conduce questa campagna e’ infastidito dal successo ottenuto dall’esercito anche seguito degli aiuti ricevuti.

Geagea il capo delle Forze Libanesi, in occasione dell’incontro con l’ambasciatore  americano,  mette in guardia “deputati e ministri” della maggioranza contro nuovi tentativi di omicidi – ha raccomandato di prendere tutte le misure  di protezione precisando che non si puo’ prevedere dove il terrorismo colpira’  di nuovo.

L’appello e’ stato lanciato da Geagea  in vista dell’incontro con l’amabasciatore degli Stati Uniti  Jeffrey Feltman –

L’Orient Le Jour 23 ottobre 2007 pag 3

Il partito di Dio mette in guardia contro la creazione di una base americana in Libano

Ha dichiarato inoltre che i soldati americani verrebbero trattati come  forze di occupazione.  Citando fonti  affidabili e rapporti ufficiali americani, il giornale  as-Safir aveva affermato giovedi’ scorso che gli Stati uniti avevano presentato una domanda al governo libanese per la creazione di una base militare in Libano. Secondo as-Safir  questa operazione prevederebbe  la creazione  di base di addestramento terrestre, aereo e navale e l’installazione di stazioni radar in differenti regioni libanesi.

Il governo libanese ha smentito  queste informazioni ma le accuse dell’opposizione sono continuate. Domenica   il vice-segretario generale di Hezbollah , lo sceicco  Naim kassem, ha dichiarato che la creazione di una base militare sarebbe considerata un atto ostile. Anche l’ulema sciita Mohammad Hussein Fadlallah ha stimato che  un tale progetto provocherebbe  nuovi dissensi tra i libanesi.

L’Orient Le Jour  23 ott 2007 pag 4


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Libano – Poverta’ – La Banca Mondiale finanzia metodologie – I poveri per ora si mangeranno un questionario

La poverta’ estrema continua ad esistere nell’indifferenza ufficiale e generale

“Poveri? Veramente, in Libano non ce ne sono, nessuno muore di fame!”Questa frase, che si sente spesso, non risponde alla realta’ della situazione, basta fare un giro  nei quartieri piu’ poveri, per renderse conto.Si e’ celebrata ieri, 17 ott 2007, la giornata  internazionale di lotta alla poverta’ “lavorare insieme per uscire dalla poverta’” E’ un occasione per ricordarsi che  al di la’ delle giostre verbali, spesso confuse, tra politici e le tragedie reali di esplosioni e uccisioni, una larga parte della popolazione libanese  vive in condizioni sempre piu’ difficili, molti non riescono ad arrivare alla fine del mese, e i casi di poverta’ estrema (quando i bisogni  primari non sono soddisfatti), sono lontani dall’essere rari.A cosa assomiglia la vita domestica  con risorse limitate?  Una continua preoccupazione,  affitto da pagare, cibo da assicurare,  tasse scolastiche da versare, e arretrati che si aggiungono ad altri arretrati da pagare. Ma non e’ solo questo: la poverta’, come il malessere non viene mai da solo. La mancanza di assicurazione medica nella quasi totalita’ dei casi di poverta’ estrema si accompagna alla mancanza di cura delle malattie ed al loro aggravarsi  che porta poi all’incapacita’ di lavorare e di procurarsi il denaro per soddisfare i propri bisogni.I problemi sociali risultanti da questi bisogni si moltiplicano, aumenta anche l’esposizione alla delinquenza per  bambini e ragazzi. Si e’ constatato che i poveri sono nel migliore dei casi assistiti ma che  nessuna  politica di sviluppo  durabile  che permette di uscire da questo circolo vizioso e’ stato adottato.

Lo studio sulle condizioni di vita familiare in Libano  effettuato congiuntamente  dal Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite (PNUD), il Ministero degli Affari Sociali e la Direzione Centrale di statistica e’ stato  pubblicato il 6 novembre 2006 . L’indagine e’  stata effettuata nel 2004 su un campione  di 13003 nuclei familiari corrispondenti a 56.513 persone. L’indagine evidenzia una riduzione del tasso di poverta’ delle famiglie  che passa dal 31% nel 1995 al 25% nel 2004. Il primo studio ufficiale era stato svolto nel 1998. Dallo studio del 2004 e’ emerso che un quarto della popolazione  libanese vive in condizione di poverta’.  Vi e’ stato un miglioramento rispetto al 1998 in quasi tutti gli ambiti tranne che in quello del reddito (il tasso delle persone con  reddito limitato  e’ passato dal  42 al 51%). Il sud del Libano invece ha visto regredire le proprie condizioni. la  piu’ grande concentrazione di poverta’  estrema si trova ad Akkar (zona rurale) con il 12% dei piu’ poveri del Libano. Le periferie urbane vedono una concentrazione di poverta’ del 40-50%. I principali criteri adottati dallo studio sono i seguenti: superficie abitata – acqua e  scarichi delle acque usate – educazione – reddito – condizioni di vita.Le statistiche permettono di concentrare le azioni in questo ambito soprattutto  sul piano dell’azione sociale nel quadro delle riforme previste da Parigi III – Il piano prevede un cambiamento dell’aiuto  nei confronti dei piu’ poveri con un miglior utilizzo della spesa con l’eliminazione di sovrapposizioni  nei servizi offerti dalle istituzioni e l’introduzione di quello che e’ noto come “rete di sicurezza”, un’aiuto diretto alle categorie piu’ vulnerabili della popolazione, anziani senza risorse  e donne capofamiglia.Secondo la Sig.ra Sawsan Masri, del programma congiuto di riduzione della poverta’ PNUS (programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) e il Ministero per gli Affari Sociali,  nonostante la paralisi di tutte le attivita’  legate a Parigi III, i lavori  per l’identificazione  della popolazione civile  del programma di lotta alla poverta’ e’ iniziato con l’aiuto della Banca Mondiale per quanto riguarda la metodologia. Ci vorra’ del tempo ma stia reclutando le persone  che saranno incaricate  ed abbiamo gia’ preparato i questionari”.Cosa fa attualmente il ministero? Attualmente le sue azioni sono una politica di assistenza piu’ che una politica di sviluppo, la spesa e’ orientata a finanziare associazioni che prendono in carico le persone.

L’Orient le Jour –  15 ott 2007

PER ORA I POVERI  SI BECCHERANNO UN QUESTIONARIO – casa, cibo, medicine  – forse in seguitoANCORA UNA VOLTA I SOLDI DESTINATI A LORO ANDRANNO A CHI I SOLDI LI HA GIA’ – ONG (IN PRIMA FILA) – LA META’ DEI FINANZIAMENTI PER I POVERI VA A FINIRE IN STIPENDI DEGLI OPERATORI DELLE ONG (Organizzazioni non governative)

Si da per scontato che i poveri non sono ingrado di gestire il denaro

Ovviamente questo non vale solo per il Libano, anche in Italia o in altri paesi funziona cosi’- 


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AIDS nel mondo arabo

Seminario  sull’AIDS alCairo

Si e’ svolto al Cairo un seminario  organizzato da HARPAS, (organizzazione regionale per il  Medio Oriente e l’Africa del Nord,  rilevata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo)  e la Fondazione Reuters.

Il 67% dei casi di trasmissione del virus AIDS avviene attraverso i rapporti eterosessuali.L’80% di donne  arabe viventi hanno contratto l’AIDS attraverso le relazioini coniugali.Secondo i dati dell’ONU (Organizzazione Nazioni Unite) e dell’OMS (organizzazione Mondiale per la Sanita’) 39,5 milioni di persone nel mondo vivono con l’AIDS,  1,7  milioni di queste persone si trovano nel mondo arabo. Nel 2006 si calcola che circa 68.000 persone nel mondo arabo sono state colpite dal virus.

Paese %
Libia 90% di persone viventi con AIDS sono tossicomani

60% di portatori sani

Bahrein 67% di persone viventi con AIDS sono tossicomani

13% di portatori sani

Sudan 1,6% della popolazione e’ stata colpita dal virus nel 2005

9,3% di omosessuali  e’ risultato portatore del virus nel 2006

In sette prigioni di Kartoum, la capitale somala, secondo le statistiche il 2,2 % di prigionieri risulta colpita dal virus nel 2002 – il tasso e’ passato all’ 8,63% nel 2006.

Nelle prigioni femminili il ,tasso e’ piu’ elevato.

Nel 2006 27,08% di prigionieri di Kartoum era portatore del virus.

Lavoratori stranieri in Medio Oriente 40% di donne originarie dello Sri Lanka contaminate dal virus, lavorano come domestiche in Medio Oriente

Secondo Khadija Moalla, tunisina ,direttrice del programma regionale per la lotta contro l’AIDS di HARPAS dal 2003, non esiste la volonta’ politica dei governi arabi  di riconoscere che l’AIDS esiste Sembra che i governi non vogliano lottare per arrestare la malattia, per loro il problema aIDS non e’ prioritario, non e’ considerato urgente.Secondo Pierre Mendes coordinatrice francese del programma, quando il problema e’ urgente e’ gia’ troppo tardi. Non deve diventare un problema urgente in Medio Oriente, e’ necessario agire ora, per non rischiare di non poter piu’ bloccare la progressione della malattia come in Africa.Per il momento  l’AIDS colpisce piu’ dell’1%  della popolazione solo in quattro paesi arabi: ragggiunge il 3% in Mauritania, Sudan, Somalia, Djibuti . Secondo Moalla  quando si arrivera’ al 4%, la curva aumentera’ in maniera esponenziale e la malattia sara’ generalizzata.Finche’ i governi arabi continueranno a dire che la malattia e’ quasi inesistente nella zona i finanziamenti per la lotta all’AIDS nei paesi colpiti non arriveranno. Viene fatto un confronto con l’Africa sub sahariana dove trenta milioni di persone sono state colpite dalla malattia, mentre da noi si tratta di circa un milione di persone. Nel mondo arabo ogni anno circa 8000 bambini muoiono di AIDS, l’anno scorso ne sono morti 11000 e nessuno ne ha parlato. 

L’eccezione libaneseLa Sig.ra Molla suddivide im Mondo arabo in quattro zone: il Corno d’Africa, l’Africa del Nord,  il Machrek e il Golfo.Sul piano della societa’ civile la zona piu’ avanzata e’ il Corno d’Africa, a Djibuti e in Somalia  si stanno formando reti di  persone viventi con l’AIDS. L’Africa del Nord occupa la seconda posizione. Nei paesi del Machrek il Libano e’ nettamente avanzato rispetto all’Egitto, alla Giordania alla Siria, e alla Palestina. Possono essere classificati in seconda posizione con l’Africa del Nord. In quarta posizione  ci sono i paesi del Golfo, non vi sono ONG (Organizzazioni non governative), le persone colpite dalla malattia hanno accesso ai medicinali  ma sono stigmatizzate e sole. La loro situazione e’ drammatica.L’uomo politico piu’ impegnato nella Lega Araba e’ Amr Moussa il quale partecipa a numerose attivita’, si e’ impegnato  per l’aiuto ad una convenzione araba per proteggere i diritti delle persone colpite dal virus dell’AIDS. Viene citato anche l’apporto del numero due della Lega araba, Nancy Bakir.La Sig.ra Moalla lancia un appello alle donne arabe “Devono capire che sono vulnerabili e che sfortunatamente la religione non  le proteggera’”, spera inoltre che “l’uomo arabo abbia un senso di responsabilita’ e non infetti la sua donna”, ricordando che l’80% delle donne ha contratto l’AIDS  con i rapporti coniugali. 

Fonte: L’Orient Le Jour  16 ottobre 2007


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Xtrem Paintball – Area Forum di Beirut

 http://www.flickr.com/photos/lucianaluciana/sets/72157602401239398/

Nell’area del Forum di Beirut e’ stato allestito uno spazio per il paintball – Lo spazio e’ recintato da una rete, all’interno vi sono rottami di un autobus e di una macchina e alcune impalcature. Ai giocatori viene dato un fucile ad aria compressa, pallottole di vernice, una tuta di colore differente per distinguere i due gruppi che si affrontano nel gioco. Chi viene colpito dalla pallottola di vernice viene eliminato dal gioco. E’ vietato sparare sulla maschera a meno di 5 metri di distanza e non si deve mirare sopra il petto. Il costo e’ di circa 20 dollari per 90 minuti, comprende il noleggio dell’attrezzatura e 200 pallottole, le 100 supplementari costano 6 dollari e le 200, 10 dollari. Le pallottole vengono sparate a 200 km/l’ora.


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Tavolozze irachene

La Galleria  Zamaan a Hamra organizza la IX edizione delle sue esposizioni annuali intitolata “Tavolozze irachene”Questa mostra collettiva raggruppa  le opere di una ventina di artisti plastici iracheni contemporanei, appartenenti a tutte le generazioni e illustra un ventaglio di tendenze plastiche  paragonabile  a quelle che si possono osservare nell’arte contemporanea occidentale del XX secolo. Obiettivo dell’esposizione e’ dare un’idea dell’arte irachena attuale. Gli artisti cercano di esprimere  il proprio mondo  fissandone plasticamente l’impressione.

http://www.flickr.com/photos/lucianaluciana/1553645251/

http://farm3.static.flickr.com/2069/1553645251_ed554cb3ee_o.jpgContinua a leggere


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Libano – Rapporto dell’International Crisis Group

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“Hezbollah, contrariamente alla Siria, nopn vuole una destabilizzazione del Libano”Secondo Patrick Haenni, analista dell’International Crisis Group ICG, in questo momento il Libano deve affrontare due questioni, le relazioni con la Siria e la questione delle armi di Hezbollah. Queste due questioni sono legate  inquanto per Hezbollah la relazione con la Siria e’ importante solo per le armi, per il resto la relazione e’ conflittuale.Al giorno d’oggi si assiste in Libano ad una mutazione  dell’identita’ sciita che non si riconosce piu’ nell’ideologia di Moussa Sadr. Questa identita’ e’ molto piu’ politticizzata e si afferma di fronte ad un nemico che e’ in primo luogo,  Israele.Le armi sono il simbolo e la garanzia del potere  sciita. 

Ieri e’ stato reso pubblico il rapporto sul Libano, “Hezbollah e la crisi  libanese” , dell’organizzazione non governativa ICG, International Crisis Group,  il documento mette l’accento su quattro punti:

–         lo sfaldamento confessionale nel paese dopo la guerra di luglio  2006, che vede approfondirsi il clima settario nel paese

–         lo Stato e il ruolo di Hezbollah dopo la guerra

–         l’identita’ islamica di Hezbollah

–         le relazioni con l’asse del male: Siria e Iran 

Secondo il rapporto la gerra di giugno 2006 che ha visto per 33 giorni Hezbollah opporsi ad Israele resta la causa piu’ importante e piu’ diretta dello sfaldamento confessionaleLa dimissione dei misistri sciiti dal Governo Siniora e’ una affermazione del carattere settario  della crisi libanese.Hezbollah orientandosi alla vita politica interna ha contribuito a rinforzare il latente  sfaldamento sunnito-sciita.Riguardo al sostegno sciita a Hezbollah, l’organizzazione cita quanto dichiarato dal precedente  portavoce ella Finul Timor Goksel “ Al giorno d’oggi, Hezbollah, sta assumendo le difese della comunita’ sciita, risponde ai timori largamente condivisi in seno alla comunita’ che si sente piu’ che mai presa di mira.”Nel rapporto, riguardo all’unione di altre forze sciite ad Hezbollah, viene indicato il movimento Amal, ma anche  il leader spirituale sciita, l’ulema Mohammad Hussein Fadlallah considerato il riferimento arabo per gli sciiti del Libano. Hezbollah  non puo’ piu’ contare sull’appoggio dei movimenti estremisti sunniti come  Jamaa islamiyyacon il quale i rapporti sono degradati dopo la guerra di luglio 2006.L’alleato non sciita piu’ importante e’ Aoun, dimostratosi sino ad ora fedele all’alleanza e al documento d’intenti  firmato nella chiesa Saint Michel a Chiyah.Anche se, secondo il rapporto, al giorno d’oggi Hezbollah prova qualche imbarazzo riguardo all’insistenza di Aoun a voler accedere alla Presidenza della Repubblica, il partito afferma pero’ di non poter prendere per il momento una posizione differente. L’ICG riguardo a questo aspetto, nota che Hezbollah  fa fronte ad un serio dilemma e cerca di raggiungere un accordo con Aoun, la rinuncia alle Presidenziali, in cambio di  importanti posizioni ministeriali in seno al governo.Nella seconda parte del rapporto, l’ICG, mette l’accento sull’impatto devastante  della guerra di luglio sull’arsenale  di Hezbollah  ma ricorda che  la presenza di UNIFIL a sud del fiume Litani  ha condotto il partito a rinforzare le sue posizioni nel settore a nord  del fiume.Secondo l’ICG, Hezbollah, contrariamente al movimento Amal, non percepisce la politica come un fine in se’, ed e’ per questo che una volta membro del Governo ha insistito sulla necessita’  di evidenziare nell’ultima dichiarazione ministeriale il “diritto alla resistenza”. 

Il rapporto analizza inoltre le relazioni con Siria e Iran e anche se sembra in apparenza che vi sia un legame tra questi paesi, questa relazione trilaterale non e’ priva di tensioni.  

Le principali  raccomandazioni del rapporto 

Indirizzato ai partiti politici  libanesi e ai governi esteri compresi Stati Uniti, Francia, Siria e Iran:

Trovare una soluzione alla crisi libanese  attraverso una negoziazione o incoraggiando la negoziazione o  intesa su un pacchetto che comprenda i seguenti elementi:

–         la scelta del Presidente d ella Repubblica consensuale (che sia eletto dai due terzi  dei deputati, per esempio) questo al fine di evitare i danni di un vuoto istituzionale e il pericolo di un governo parallelo;

–         adozione di una dichiarazione ministeriale che possa comprendere  le aspirazioni e gli interessi di tutte le parti;–         l’accettazione  del principio della resistenza, ma unicamente a titolo transitorio in vista di raggiungere una strategia di difesa che restringa l’uso delle armi a fini strettamente difensivi;

–         dare alla diplomazia una possibiltia’ di risolvere il contenzioso delle Fattorie di Cheba, nel senso di una moratoria sugli interventi armati in qeusta regione;

–         accettazione della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza, come del tribunale Internazionale in relazione all’assassinio del vecchio primo Ministro Rafic Hariri;

–         appello ad una normalizzazione delle relazioni con la Siria inaugurando le ambasciate  e delimitando le frontiere come pure facendo luce sulle sorti dei libanesi scomparsi in Siria;  Indirizzato a Hezbollah–         prendere in considerazione la  paura  che questo aprtito suscita  nelle altre comunita’ adottando una nuovo documento di fondazione che sostituisca quello dell’1985 e che appella alla fondazione di un nuovo stato islamico;

–         chiarire la posizione rispetto allo Stato, pubblicando le sue rivendicazioni sulle principali riforme che ritiene necessarie;–         accettando senza ambiguita’ il pacchetto per la soluzione della crisi sopra indicato in particolare riguardo all’attitudine strettamente difensiva che dovra’ essere adottata e rispettando le moratorie sulle azioni armate nelle Fattorie di Cheba;

–         Togliere l’assedio all’Ufficio del  Primo Ministro

Indirizzato alla Siria

–         prendere in considerazione le apprensioni libanesi esprimendo una volonta’ chiara di normalizzare le relazioni scambiando le ambasciate e procedendo alla delimitazione delle frontiere, ma anche,  interdicendo l’ingerenza negli affari politici o militari del Libano

Indirizzato a Israele:

–         accettare di sottomettere all’autorita’ dell’ONU come misura  temporanea le Fattrorie di Cheba

–         bloccare le intrusioni nello spazio aereo del Libano come pure le provocazioni di ogni genere

L’Orient Le Jour dell’ 11 ottobre 2007


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Le vecchie case libanesi

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“Le vecchie case libanesi sono in pericolo, perche’ il Libano, nella sua essenza e’ in pericolo”.

L’identita’ di Beirut viene messa in discussione, quello che le follie della guerra non hanno avuto l’audacia di fare, lo stanno facendo i grandi uomini d’affari. Tutto viene venduto per guadaganare qualche soldo. La distruzione  di queste case si sussegue. L’obiettivo e’ costruire palazzi e grattacieli tutti uguali,  al posto di queste case, simbolo dell’identita’ architettonica libanese  nella regione del Medio Oriente. 

Queste case tradizionali autentiche  testimoniano  il vissuto libanese. Non solo singole case ma interi quartieri  vengono devastati. Oltre a cambiare l’aspetto di questa citta’ e la qualita’ della vita dei suoi cittadini, il rischio e’ perdere l’identita’, la memoria collettiva.

Fonte: L’Orient Le Jour  15 settembre 2007


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Imenoplastica – ricostruzione della verginita’

Uno studio ristretto, condotto da Marie-Therese Khair Badawi, docente dell’Universita’ Sain Joseph , psicologa clinica e psicanalista, sottolinea l’importanza data da studenti universitari dell’ American University di Beirut e dell’Universita’ Saint Joseph alla verginita’ fino al matrimonio. I risultati non sono stati pubblicati ma sono simili a quelli ottenuti 20 anni fa dallo studio sulla sessualita’ delle donne libanesi dal quale risultava che il 50% delle donne nubili  viveva la propria sessualita’.Vi sono ancora uomini che considerano la verginita’ uno dei principali requisiti per il matrimonio. Vi e’ un apparenza, una vernice, che fa pensare che le cose siano cambiate, ma il tabu della verginita’  e’ sempre in vigore.“Possiamo dividere le donne in due categorie, quelle con cui si esce e  quelle con cui ci si sposa.” Questa frase  riassume tutta  una mentalita’ tradizionalista che continua a dare  un’estrema importanza alla verginita, il tabu della verginita’ non appartiene ad una classe sociale determinata, ma ad una mentalita’ tradizionale  che prevale sempre, anche in certe societa’ occidentali e che vogliono  che la giovane donna  rimanga intatta fino al matrimonio.“Ogni societa’ trasmette attraverso intermediari educativi (famiglia, scuola, religione,…) valori e divieti che vengono interiorizzati da ognuno di noi, principalmente in ambito  sessuale, […] La sessualita’ e’ desiderio e si esprime malgrado i divieti, o grazie ai divieti, che ci sono stati inculcati e che abbiamo  interiorizzato. […] Nel caso della verginita’, le ragazze ricorrono a pratiche sessuali che permettono di preservare l’imene e vanno dal flirt leggero a quello piu’ spinto, arrivando alla penetrazione anale, che risulta essere una pratica molto frequente. Tutto e’ permesso a condizione di preservare la sacralita’ dell’imene. Altre giovani donne vivono la loro sessualita’ nel rispetto della mentalita’ dell’ambiente fino al grande giorno.”“In ambito clinico e delle ricerche effettuate in questo ambito, notiamo che molte di queste giovani donne finiscono per sposare  l’uomo con il quale hanno perso la loro verginita’. Il problema si pone per quelle  che rompono la relazione con i loro   compagni e diventa quindi importante  ritrovare la verginita’. La maggior parte di queste giovani donne rifacendosi una vita ritrovano sul loro cammino uomini che esigono per la prima notte di nozze la verginita’.[…] Per evitare di perdere un marito, optano per l’imenoplastica.Nonostante quel che si dice, ancora ai nostri giorni, l’educazione della giovane donna e’ orientata al matrimonio.”[…] Nelle culture conservatrici e tradizionaliste, c’e’ una feticizzazione dell’imene che diventa rappresentativo dell’onore di tutta la famiglia.[…] L’apparire e’ una delle cartteristiche del nostro paese, Le donne si esibiscono mezze nude fingendo cosi’ un apparente liberazione. Ma spesso e’ piu’ quel che fan vedere  che non quello che fanno, alcune non consumano la relazione, altre vivono la sessualita’ a meta’ e altre ancora la vivono pienamente. Marie-Therese Khair Badawi conclude il suo studio dicendo che  in qualche modo le donne possono vivere l’imenoplastica come un trionfo sul potere dell’uomo. E’ una sfida che esse lanciano. Ma al di la’di questa pratica, e’ necessario pensare alla relazione di coppia. Si pone tutto il problema della relazione uomo-donna, la verginita’ non deve essere un problema solo femminile. La donna nella societa’ tradizionale e’ una proprieta’ della famiglia e della comunita’ e il simbolo dell’onore. 

Solo un ginecologo puo’ certificare la verginita’, un imene intatto. Capita anche che venga presentata al ginecologo la richista di certificare l’integrita’ dell’imene. E capita anche che per simpatia e per umanita’ venga certificata. Vi sono donne avvocato, istitutrici,  segretarie, infermiere, direttrici di aziende, donne cresciute all’estero e che si scontrano con questa cultura,…, sono numerose a bussare alle porte del ginecologo nella ricerca di una verginita’ perduta.Il costo varia da 300 a 1000 dollari a seconda del chirurgo.Vi sono due tipi di imenoplastica, la prima tecnica tende a ricostruire l’imene in modo duraturo, la seconda tecnica  consiste nel ricucire l’imene qualche giorno prima del matrimonio e necessita’  di un po’ di abilita’nel dissimulare  i punti di sutura.Il 90% delle donne  vedra’ del sangue al momento del loro primo rapporto ma un 10% non vedra’ niente perche’ l’imene e’ elastico o perche’ viene rotto in un punto non vascolarizzato. L’intervento tende a ridurre anche questo eventuale rischio portando la percentuale del 10% di donne che non vedra’ mai del sangue al momento del primo rapporto,  al 5%.La maggior parte delle donne che e’ ricorsa a questo intervento ha un’eta’ compresa tra i 20 e i 30 anni, ma anche donne di 40 anni si sono sottoposte a questa pratica.La Legge non condanna l’imenoplastica, come avviene per altri tipi di intervento, pone come unico limite l’eta’ della donna che deve essere maggiorenne. “Non e’ questa membrana che fa una donna vergine , ma tutto il suo comportamento” sottolinea Hadi uno dei giovani intervistati, “l’importante e’ che il comportamente sia decente” 

L’Orient Le jour”  1 ottobre 2007