Libano

immagini e documentazione raccolta da quotidiani libanesi


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Dati statistici sulle condizioni di vita familiare in Libano

Lo studio effettuato congiuntamente  dal Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite (PNUD), il Ministero degli Affari Sociali e la Direzione Centrale di statistica e’ stato  pubblicato il 6 novembre 2006 . L’indagine e’  stata effettuata nel 2004 su un campione  di 13003 nuclei familiari corrispondenti a 56.513 persone. L’indagine evidenzia una riduzione del tasso di poverta’ delle famiglie  che passa dal 31% nel 1995 al 25% nel 2004. Le condizioni di vita sono migliorate  a livello di servizi e di infrastrutture (strade, elettricita’, acqua…). Quello che continua ad essere preocupante e’ la condizione economica del Paese. E’ inoltre importante sottolineare l’importanza delle disparita’ tra le differenti regioni, lo sviluppo e’ disuguale  tra la capitale e il Monte Libano da un lato e le zone periferiche dall’altro.

Nel Libano del Sud, la zona frontaliera ha conosciuto una forte stagnazione economica da maggio 2000 all’inizio della guerra del 2006. Si dovra’ verificare in avvenire l’impatto dell’offensiva di luglio 2006 e degli aiuti  che vengono stanziati per la ricostruzione di questa zona. E’ previsto uno studio per verificare l’impatto della guerra sulle condizioni economiche e di vita e l’economia nelle diverse region i del Paese.

Secondo lo studio il numero di abitanti del Libano e’ 3.755.034, escluse le persone abitanti nei campi palestinesi.

La composizione del nucleo familiare

Il 93,4% degli abitanti del Paese e’ libanese, Beirut  e il Monte Libano accolgono il 50,4% della popolazione. Il resto e’ diviso come segue:  il 20,5% della popolazione vive al nord, il 12,5% nella Bekaa, il 10,7% al sud e il 5,9% a Nabatye. Il numero dei componenti il nucleo familiare e’ diminuito dal 1970 al 2004, nel 1970  era di 5,4 persone, nel 1997 di 4,8 e nel 2004  di 4,3 persone. Il numero dei componenti cambia anche a seconda della regione, a Beirut e’ di 3,8 persone  e nel Libano del nord e’ di 4,7 persone per nucleo familiare.

La scolarizzazione

Il 98% dei bambini tra i 5 e i 9 anni sono scolarizzati.  Il tasso scende al 95%  per i ragazzi dai 10 ai 14 anni, si abbassa ulteriormente al 34,2% per i giovani tra i 20 e i 24 anni che frequentano l’universita’.

Il tasso di analfabetismo e’ dell’8% e si evidenziano disparita’ notevoli tra uomo e donna. Il 5,6% degli uomini   contro l’11,8% delle donne e’ analfabeta. Il tasso varia in base all’eta’, il 2,3% dei libanesi tra i  25 e 29 anni  sono analfabeti, contro il 29,3% dei libanesi di eta’ compresa tra i 60 e 64 anni.

L’occupazione

Il 46,7% della forza di lavoro attiva e’ occupata nei servizi, il 22,1% nel commercio, il 15% nell’industria, l’8,7% nelle costruzioni e il 7,5 nell’agricoltura. L’85,8% della popolazione attiva lavora nel settore privato, il 12,9% nell’amministrazione, e l’1,2% nelle organizzazioni internazionali e nelle ONG.

Le donne costituiscono il 23,3% della polpolazione attiva del Paese.

Il 4,2% di persone con piu’ di 65 anni lavora.

Il 50,8% dei lavoratori non e’ coperto da nessuna assicurazione. Il 49,2 % di lavoratori coperti da assicurazione si suddividono cosi’: 27% iscritti alla Cassa Nazionale della Sicurezza Sociale, 10,3% assicurazione privata, il 5,7% della forza attiva del Paese beneficia  del Sistema di sicurezza sociale  previsto per le forze armate o per l’FSI (?), il 4,6% e’ iscritto alla coperativa per i funzionari di stato el’1,6 % dei lavoratori beneficia di altre forme di assicurazione.

Il tasso di disoccupazione e’ al 7,9%. Secondo lo studio, il tasso di disoccupazione, e’ stato misurato in base alle norme

internazionali del OIL (Organizzazione internazionale del lavoro).  Secondo gli esperti queste norme sono piu’ indicate per i paesi occidentali  e non per i paesi in  via di sviluppo.

L’88% dei lavoratori  ha una lavoro permanente  contro il 6,3% della popolazione attiva che beneficia  di lavoro temporaneo, il 4,7% svolge un lavoro stagionale.

Il 50% della popolazione attiva lavora piu’ di 48 ore per settimana e il 25% piu’ di 60.

Il tempo libero

Il 26% degli abitanti del Paese  legge il quotidiano  e le riviste settimanali , a Beirut il tasso raggiunge il 38,1% degli abitanti mentre al nord del Libano il tasso si riduce al 9,8 % della popolazione. Il tempo dedicato alla lettura dei quotidiani e delle riviste e’ meno di 2 ore per il 65,1% dei lettori.

Il 10,3% di abitanti utilizza Internet almeno una volta in settimana al di fuori dell’orario di lavoro.

Il 14% degli abitanti del Libano frequenta mensilmente caffe’ e ristoranti, a Beirut il tasso  e’ del 28,7% della popolazione, il 18% per il Monte Libano, il 7,9% nella Bekaa e nel Libano del sud, il 7,7 % nel Libano del nord e a Nabatiye’ e’ del 5,9%.

La frequenza delle uscite al ristorante per il 51% della popolazione e’ una volta al mese, il 39,5% due volte al mese, il 6,3% tra le 5 e le dieci volte al mese e il 2,5% piu’ di 10 volte.

Il 5,1% degli abitanti del Libano ha effettuato almeno un viaggio nei dodici mesi precedenti lo studio, il 99% di queste persone l’ha fatto unicamente una volta nel corso dell’anno.

La dimora

Il 67% delle abitazioni principali delle famiglie sono situate in palazzi, il 26% sono costruzioni individuali, il 6% degli appartamenti si trovano in residence e l’1% e’ costituito da ville con piu’ di un piano.

Gli appartamenti con meno di 80 metri quadrati costituiscono il 15% del totale, quelli che variano tra gli 80 e i 130 metri quadrati costituiscono il 42,4%, il 23,4% comprende appartamenti tra i 130 e 180 metri quadrati e il 19,2% supera i 180 metri quadrati .

Fonte: L’Orient Le Jour 7 noveembre 2006 

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Nahr el Bahred

I combattimenti in questo campo palestinese, di circa 30000 abitanti, a nord di Tripoli, stanno continuando ormai da piu di tre mesi. Il numero degli arresti di terroristi di Fateh  el-Islam e’ salito a 117, ancora 65 terroristi, di cui una trentina feriti stanno combattendo nel campo contro l’esercito libanese.  Ieri dopo le 16, dai nuovi elicotteri sono stati lanciati piu’ di otto missili nella parte sud del campo. L’esercito non intende accettare compromessi con Fateh el-Islam e si limita a garantire un processo equo in caso di resa oppure l’eradicazione totale se i combattimenti continuano.

Il numero dei morti tra i militari dell’esercito libanese e’ molto alto e in questi giorni sul quotidiano ”L’Orient le Jour” viene pubblicato un comunicato che riguarda la proroga di un anno del periodo di servizio  militare.

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Minacce e preparativi di manifestazioni in vista delle elezioni del nuovo Presidente della Repubblica libanese

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 Il Consiglio dei Ministri, si e’ riunito il 27 agosto, anche per esaminare informazioni e testimonianze  relative alle minacce formulate nei confronti  di un certo numero di diplomatici, giornalisti e politici. Questi i nominativi indicati dal quotidiano ”L’Orient Le Jour” del 28 agosto 2007: l’Ambasciatore  francese, quello dell’Arabia Saudita e quello degli Emirati Arabi, i giornalisti Rajeh Khoury del quotidiano an-Nahr, Nawfal Daou di Naharnet, Warde’ Zamel di la Voix du Liban,  tra i politici, i membri dei poli della maggioranza e il responsabile della sicurezza. 

Altre informazioni allarmanti riguardavano i preparativi di  sit-in, blocchi stradali e occupazioni di spazi pubblici da parte dell’opposizione nel periodo che precede le elezioni presidenziali. Sono state dibattute inoltre le misure da adottare da parte delle forze di sicurezza in attesa di verificare le informazioni.

In questo periodo, che precede le elezioni del nuovo Presidente della Repubblica, sui quotidiani locali, si susseguono le dichiarazioni degli uomini politici.   Sempre sul quotidiano ”L’Orient le Jour” del 28 agosto, veniva riportata la notizia che il Consiglio mondiale della rivoluzione dei cedri, ha richiesto all’ONU, di vietare l’ingresso in Parlamento ai rappresentanti del Partito di Dio e alla  partecipazione  all’elezione del Capo di Stato. Nella lettera indirizzata a Ban Ki-Moon, segretario generale dell’ONU, il Consiglio mondiale della rivoluzione dei cedri motiva la richiesta sostenendo che:

  •  Hezbollah rappresenta regimi terroristici,
  •  perche’ hanno imposto  il blocco del centro della democrazia in Libano,
  • perche’ sono complici dei complotti per l’uccisione  dei membri del Parlamento,
  • perche’ facilitano il traffico di armi  dalla Siria verso il Libano. Nel testo si accusa inoltre Hezbollah di minare l’ONU ignorando gli orientamenti  della risoluzione  1559 e 1701  del Consiglio di Sicurezza.

 Hezbollah e’ una realta’ in Libano, la popolazione, anche cristiana, in parte lo sostiene. Da dicembre Hezbollah sta occupando con le sue tende lo spazio a Down Town, chiedono piu’ rappresentativita’, piu’ partecipazione al governo del Paese, chiedono elezioni anticipate. Sanno di essere numericamente in maggioranza.

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Aumentano i controlli

Da alcuni giorni ho notato la presenza, oltre ai servizi di sicurezza, anche di pastori tedeschi, agli ingressi del parcheggio dell’ ABC,  centro commerciale che si trova nel quartiere di Achrafiye ed e’ il piu’ frequentato di Beirut. All’ABC, oltre ai negozi, ci sono ristoranti, bar, sala giochi e una multisala cinematografica.

Pochi mesi fa una bomba e’ esplosa proprio in prossimita’ di questo centro commerciale e per un po’ abbiamo cercato di evitare di frequentare l’ABC e anche altri centri commerciali, come noi molte altre persone hanno fatto la stessa cosa.

Tra gli obiettivi degli attentati, c’e’ anche quello di colpire le attivita’ economiche. Un aumento di controlli e la presenza dei cani, dovrebbe essenzialmente tranquillizare le persone per indurle a frequentare il centro commerciale evitando cosi’ la paralisi delle attivita’ economiche.

Il quotidiano locale”L’Orient le Jour” di oggi 27 agosto 2007, ha pubblicato un dossier sui rilevatori di esplosivi, sottolineando che tra le tecniche, le  migliori sembrano essere i cani. Uno dei problemi sembra essere che e’ necessario un addestramento continuo, ma anche un eccessivo calore potrebbe impedire la capacita’ del cane di rilevare l’odore dell’esplosivo. I cani si stancano facilmente e un lavoro stressante potrebbe essere controproducente.

La domanda di sicurezza  e’ superiore all’offerta e le societa’ che offrono questo servizio finiscono per assumere chiunque, inoltre il personale non viene  formato per questo lavoro ed e’ mal retribuito. L’utilizzo dello specchio passato sotto i veicoli puo’ essere efficace per rilevare esplosivo posizionato sotto  ma a condizione che abbia determinate caratteristiche e che venga passato bene.

Molto spesso,  pero’, la carica di esplosivo e’ nascosta all’interno di una portiera o sotto i sedili.

Esiste inoltre un rilevatore di esplosivi a vapore, rileva il vapore emesso dagli esplosivi. questo apparecchio  funziona aspirando le molecole del luogo che si intende esaminare. Qualche centro commerciale libanese lo utilizza ma la maggior parte opta per il sistema di rilevazione ad antenna che non e’ considerato efficace. Negli Stati Uniti i produttori di questo tipo di apparecchi hanno subito numerosi processi.

L’esperto della sicurezza di una societa’ sostiene di aver effettuato dei test e di aver passato i controlli di accesso dei parcheggi sotterranei con della dinamite ma non e’ stata rilevata dai rilevatori ad antenna.

Inoltre evidenzia che  quando un cliente arriva da lui nel suo negozio,  la prima domanda riguarda il costo, anche se un prodotto non e’ efficace  non importa, quello che interessa e’ far credere ai clienti che  il negozio, il cinema, il ristorante o quello che e’, e’ ben protetto.

 Secondo il quotidiano questo aumento della ”sicurezza” e’ legato principalmente alla necessita’ di riavvicinare i clienti, anche se i metodi utilizzati non tutelano, sono inefficaci, la loro presenza hanno un effetto tranquillizzante.

Io come cliente, quando vado in questi centri commerciali e devo aprire la mia borsa (sempre piena di mille oggetti), per far vedere se c’e’ qualcosa,  mi chiedo sempre, come possono con uno sguardo o toccando un po’ capire se c’e’ qualcosa oppure no. Quando passo con la macchina, non sempre controllano con il rilevatore ad antenna, a volte fanno cenno di passare e basta. Spero sempre di essere un po’ fortunata e che non mi capiti niente.

L’alternativa e’ evitare qualunque posto, o quasi, ma non possiamo conoscere, sapere i progetti dei terroristi ne i loro obiettivi.

Secondo me si dovrebbe fare in modo che ci sia meno poverta’, e’ li’ che che si trova anche chi e’ disposto a morire, tanto non ha nulla da perdere,  la speranza di un paradiso e’ l’unica cosa che rimane, Beirut ha moltissimi poveri e moltissimi ricchi, molto ricchi, forse troppo. .


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T-shirt libanesi

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Cyrine Chebib e Jihad Habib sono gli ideatori di queste T-shirt, souvenir del Libano. Hanno  iniziato insieme con la scritta ”Hi, kifak, ca va?” e’ una tipica espressione libanese  per chiedere come va, i libanesi hanno assimilato moltissime parole francesi e le aggiungono (come in questo caso) a parole arabe.
In seguito i due ideatori hanno deciso di separare in parte le loro strade e Cyrine  Chebib ha scelto slogan leggeri, chiari, contemporanei che siano immagine di una societa’ libanese mondana, bilingue e alla moda, mentre jihad Habib si e’ orientato verso messaggi piu’ impegnati, con una risonanza politica e civica.


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L’altea

  

E’ una pianta erbacea perenne delle Malvacee, con foglie lobate e coperte di peluria, fiori a grappolo di color rosa chiaro.

E’ molto frequente vedere questa pianta lungo i litorali e sulle colline libanesi. Con i suoi grandi fiori rosa purpurei rallegra il bordo delle strade. La pianta fiorisce in maggio e puo’ raggiungere anche i  due metri di altezza, inoltre, la si puo’ far seccare per preparare deliziose tisane.


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Padre Damiano Puccini

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L’anno scorso, due giorni dopo lo scoppio della guerra in Libano, l’Ambasciata italiana, ha organizzato l’evacuazione di 450 persone con 9 pullman. Nel pullman sul quale io e mio figlio viaggiavamo ho incontrato Padre Damiano Puccini, missionario a Damour, una localita’ a circa 10 Km a sud di Beirut.

Padre Damiano e’ rientrato in Italia e ha raccolto, sta raccogliendo, fondi per i piu’ poveri del Libano, oggi ho ricevuto una sua lettera nella quale mi racconta che a nome del suo istituto, Istituto del Cuore Immagolato di Maria,  in luglio e’ tornato in Libano, per accettare la donazione di un terreno di 6300mq nella localita’di Baabdat (a 15 minuti daBeirut). Questo terreno costituisce un grande passo avanti per loro in quanto possono avere ora un riferimento sicuro e non piu’ legato unicamente all’ospitalita’  della parrocchia di Beirut. Mi scrive inoltre: ‘’Il nostro impegno caritativo al Sud, che e’ il motivo prioritario della nostra presenza in Libano, continua, potendo anche ora contare su un fondo distante 40 minuti di macchina dove poter curare meglio gli aspetti piu’ formativi e spirituali, nonche’ la disponibilita’  concreta anche a creare anche la’  qualcosa di assistenziale’’.

Chi fosse interessato ad aiutare Padre Damiano puo’ mettersi in contatto con lui 0039 333/5473721     p. Damiano Puccini  damour@inco.com.lb

      

Padre Damiano mi allega inoltre la storia di Dina chiedendomi di pubblicarla nel mio blog

Dina ha 27 anni e guadagna 180$ al mese, quello che serve per acquistare il pane per un mese. Dina ha il padre leucemico, la madre emiplegica e il fratello bisognoso di un intervento urgente all’occhio, rischia di perdere la vista. Il costo e’ di circa 1800 $, dieci volte il suo salario. Le persone alle quali Dina si rivolge per chiedere aiuto non la aiutano tranne qualcuno che pero’ in cambio le chiede un rene. Dina teme di non poter lavorare vendendo il rene, e’ disperata, ma non ha altra scelta. La sera in sogno le e’ appare la Madonna di Fatima che le dice di volerla aiutare. Dina, il giorno successivo, essendo mussulmana, non osa parlare a nessuno del sogno, La Madonna le appare ogni notte in sogno. Un giorno, un amico dei vicini che e’ cristiano, la incontra e le parla della Vergine di Fatima donandole un rosario. Dina gli confida  i suoi  sogni e lui le offre il suo aiuto in nome della Vergine di Fatima dicendole che anche con l’aiuto di Dio avrebbe aiutato anche la sua famiglia. Dina  inzia cosi’ a preparare suo fratello per l’operazione e di nascosto a leggere il vangelo. Comincia a sentire una vera pace nel cuore e a volersi convertire ma non ne ha il coraggio. Chiede alla Vergine un segno e il giorno successivo il fratello fa un sogno, due cuori rossi, uno dei cuori gli parla dicendogli che l’operazione sarebbe andata bene, poi un cuore si trasforma in una dama vestita di bianco con una corona di gioielli e l’altro si trasforma prima in uno splendido bambino poi in un uomo crocifisso che geme dal dolore.

E’ il segno che attendeva.

Il prossimo anno, Dina,  andra’ in un monastero in Siria dove nessuno la potra’ trovare. Sa che la Vergine non abbandorea’ ne lei ne la sua famiglia.

Dina, 27 ans, vendeuse, 180 $ par mois: je suis une fille dans une famille constituée de 9 enfants. Un père leucémique, et une mère hémiplégique. Pour acheter le pain pour un mois j’ai besoin de payer mon salaire. Ma vie a complètement changé quand j’ai su que mon petit frère a besoin d’une opération urgente dans son œil ou il va risquer sa vue. Comme j’ai besoin de presque 10 fois mon salaire pour les traitements de mes parents, je suis allée demander l’aide de mes proches. Mais personne n’avait l’intention de m’aider. Il y avait quelqu’un qui a proposé de m’aider à payer mes dettes et de m’aider à faire l’opération de mon frère à condition de lui vendre mon rein. J’ai hésité un peu et j’ai beaucoup pleuré puisque j’avais peur si je lui vends mon rein peut être je ne pourrais plus travailler. Mais je n’avais pas un autre choix, le soir même, j’ai vu dans mon rêve une jeune dame couronnée qui m’a parlé en me disant, je suis la vierge de Fatima et je suis là pour t’aider. Le lendemain, je me suis dis que ce n’est qu’un rêve. Comme je suis musulmane je n’osais parler à personne sinon je risquais ma vie. J’étais hantée par le rêve, je voyais la dame chaque nuit. Quand un jour j’ai rencontré l’ami de mes voisins qui est chrétien qui venait me parler de la vierge de Fatima en me donnant son rosaire, j’ai commencé à pleurer dans la rue et j’avais peur que quelqu’un me voit. Mais par miracle, personne ne m’a vu. Il m’a parlé de la tendresse et de la générosité de la vierge de Fatima, je lui ai tout raconté, mais lui, il n’était pas choqué, c’est comme s’il était au courant de ce qui se passe avec moi. Il m’a proposé son aide au nom de la vierge de Fatima et m’a dit q’avec l’aide du Christ, il va aider aussi ma famille. Il m’a introduit à un religieux (Frère Victor) qui vivait selon la spiritualité de la vierge de Fatima.J’ai commencé à préparer pour l’opération de mon frère Moustafa et à lire l’évangile la nuit en cachette. Et là, j’ai senti la vraie paix dans mon cœur. J’avais l’idée de me convertir, mais je n’avais pas le courage. J’ai demandé à la vierge un signe et comme j’ai été choquée quand le jour même, mon frère Moustafa m’a parlé de son rêve en me disant qu’il avait honte de me le dire. Il avait vu deux cœurs rouges, un de ses cœurs lui a parlé en lui disant qu’il va faire l’opération et tout va être bien. Mon frère a demandé « vous êtes qui ? », le cœur qui lui a parlé s’est transformé en une jeune dame qui portait le blanc avec une couronne pleines de bijoux, et le deuxième cœur s’est transformé en un bébé magnifique, puis en un homme crucifié qui gémissait de douleurs. Et là il ne voyait plus le rêve. Moustafa a senti que le crucifié était triste. Il avait ses doutes que c’était le roi des chrétiens. C’était le signe que j’attendais.Maintenant au début de l’année prochaine, je veux quitter ce monde triste pour aller gagner ma vie au monde éternel, au sein d’un monastère en Syrie, où personne ne va me trouver. Je sais très bien que la tendre vierge ne va jamais me laisser ni laisser ma famille.


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Hezbollah celebra la vittoria su Israele

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<a href=”http://www.flickr.com/photos/11349203@N02/1172756943/” title=”Condivisione di foto”><img src=”http://farm2.static.flickr.com/1322/1172756943_a63d8fcc35.jpg” width=”500″ height=”375″ alt=”La ragnatela” /></a>

 Per celebrare l’anniversario della vittoria su Israele, Hezbollah espone immagini di archivio, rottami di elicotteri abbattuti, attrezzatura militare della guerra dell’estate scorsa e ne ritraccia la storia. Titolo dell’esposizione ”La ragnatela”, facendo riferimento ad una dichiarazione di Hassan Nasrallah nella quale Israele veniva definito lo stato ragnatela, cioe’ uno stato facilmente distruttibile.

L’esposizione, nello spazio di 20 giorni, e’ gia’ stata  vista da 250.000 visitatori, libanesi e stranieri.

L’esposizione comincia all’esterno con rottami di mezzi israeliani ritrovati nel 2000, dopo la liberazione: un carro T54, un M113 e un missile Khalibar. E’ stato ricostruito un bunker che offre ai visitatori un’idea  della strategia militare: una sala di osservazione o un  manichino rappresentante un combattente in agguato che spia il nemico con il suo binocolo, una postazione per la pianificazione delle moperazioni con una mappa precisa della zona osservata.

C’e’ inoltre una piccola sala per il riposo del guerriero, equipaggiata con una televione , un computer, una biblioteca. Questo per permettere il riposo, la preghiera o anche  per permettere agli studenti- combattenti, di studiare.

Nel salone sono esposte le foto e le armi israeliane. Gigantografie dei protagonisti della guerra dell’estate scorsa: Olmert, Bush, Rice…

Tra le foto vi sono anche quelle  delle vittime piu’ indifese, i cadaveri dei giovani, dei feriti. Il popolo di Hezbollah viene accusato di allevare i figli nell’odio verso Israele, in sua difesa mostra una foto divenuta celebre che rappresenta bambini israeliani che firmano missili destinati al Libano.

Munizioni e uniformi dei soldati di Tsahal sono installati per terra, sotto vetro.

Grandi pannelli danno informazioni precise  sulle unita’ israeliane ed esaminano  la strategia del nemico. Dichiarano di avere una gran quantita’ di informazioni su di loro mentre al contrario gli israeliani non sanno niente di loro ed e’ per questo che hanno perso.

Un nuovo videogioco viene presentato da Hezbollah Special Force 2, i giocatori prendono il posto di Hezbollah e combattono il nemico israeliano.

Oltre una tenda nera viene proiettato un film sul conflitto e nella mostra si sente il rumore provocato dai bombardamenti.

L’esposizione ha anche uno spazio per i martiri, sullo schermo incrostato delle pietre tombali bianche si vedono i filmati registrati dai combattenti  prima del combattimento. Una scalinata bianca che conduce ad una porta aperta rappresenta il cammino verso il Paradiso.

Queste informazioni,  sono state prese da un settimanale locale ”L’Hebo Magazine n. 2597 del 17 agosto 2007

Ieri, 19 agosto, abbiamo visitato l’esposizione, abbiamo chiesto ad alcuni amici le indicazioni senza pero’ riuscire scoprire il luogo dell’esposizione. Con le immagini pubblicate sul settimanale Magazine siamo andati nei quartieri sciiti alla ricerca di informazioni.  Le persone che abbiamo fermato riconoscevano immediatamente le immagini e cosi’ riuscivano ad indicarci

il modo per arrivarci. Quando siamo arrivati abbiamo notato che c’erano molte persone,   famiglie, donne, bambini. La loro presenza rassicura sempre (o forse vale solo per me che sono un po’ fifona), ho chiesto alle signore che controllavano la mia borsa se era permesso fotografare e siamo entrati. L’impressione sull’organizzazione e sull’effetto dell’esposizione e’ decisamente positiva, e’ ben organizzata, riesce a coinvolgere, ad  informare e a raccontare la sua storia della guerra del luglio 2006.

All’esterno oltre ai rottami di carri armati, al missile e all’oasi dei martiri e’ stato allestito anche uno spazio che  rappresenta con l’uso di un manichino, un bambino con una stampella, e alcune le mine disseminate nel terreno. (purtroppo la memoria della mia macchina fotografica e’ ormai piena e non riesco a scattare le ultime foto).


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Le grotte di Jeita

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Per una calda giornata di ferragosto, una visita alle grotte e’ l’ideale. Siamo partiti presto, alle 9, per timore di trovare code, invece pochissima gente, un luogo incantevole e silenzioso.

Le grotte si trovano a 18 Km a nord di Beirut, nella valle di Nahr El-kalb. Siamo arrivati alle 9,40, abbiamo acquistato il biglietto d’ingresso, 12 dollari a persona per gli adulti ed abbiamo preso il trenino invece della cabinovia per salire all’ingresso delle grotte. Il tragitto dalla biglietteria all’ingresso delle grotte non e’ molto lungo, avremmo anche potuto farlo a piedi,  pero’, lo abbiamo scoperto dopo. Lungo il percorso abbiamo visto un piccolo zoo, un villaggio libanese in miniatura, ristoranti e negozi di articoli da regalo.

All’ingresso della grotta piu’ alta abbiamo dovuto mettere la macchina fotografica e i cellulari in un armadietto, e’ vietato fotografare nelle grotte. Le immagini che inserisco sono state scannerizzate da un libro acquistato in uno dei negozietti.

Nella grotta superiore la temperatura e’ di 22 gradi e si puo’ percorrere per 750 metri dei 2200 esplorati. Il percorso e’ sorvegliato da personale distribuito lungo tutto il percorso, il terreno e’ scivoloso e l’umidita’ molto alta. Lo spettacolo e’ grandioso, domina il bianco. Questa galleria e’ stata scoperta nel 1958 da uno speleologo libanese.

Al termine del percorso, per acceder alla grotta inferiore e’ necessario uscire dalla grotta superiore, percorrere in discesa circa cento metri e entrare poi nella grotta inferiore. Anche qui si lascia nell’armadietto la macchina fotografica.

La temperatura in questa grotta e’ di 16 gradi,  scialuppe che possono trasportare circa 15 persone, fanno percorrere un breve tratto, circa 450 metri, del fiume  sotterraneo. Di questa grotta sono stati esplorati 6200 metri. La scoperta e’ stata attribuita  al Reverendo Thompson nel 1836, e la grotta e’ stata aperta al pubblico nel 1958.

Lo spettacolo e’ decisamente suggestivo.


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La dea Europa e’ libanese

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Europa, figlia del re fenicio di Tiro, ha legato il suo nome al continente europeo. Dall’antichita’ ai tempi moderni, artisti e pittori, si sono interessati alla principessa Europa e all’origine della civilizzazione che ha  fondato. Foto, mosaici, ceramiche,  greci e italiani, rendono omaggio a questa leggenda fenicia e sono stati esposti  al museo archeologico dell’AUB American University of Beirut  fondato nel 1868, il III piu’ vecchio museo del Medio Oriente.