Libano

immagini e documentazione raccolta da quotidiani libanesi

Rifugiati palestinesi in Libano – rapporto Amnesty International

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Conferenza stampa dell’ONG internazionale, per lanciare il suo ultimo rapporto AMNESTY, solleva la questione dei diritti dei rifugiati palestinesi in Libano. Porre fine alla discriminazione esercitata contro i rifugiati palestinesi del Libano e far rispettare i loro diritti fodandamentali, questo l’appello lanciato da Amnesty International al Governo Libanese. “L’esilio e la sofferenza, i rifugiati palestinesi in Libano”, tema dell’ultimo rapporto dell’organizzazione. Il rapporto e’ stato pubblicato dopo quattro anni di ricerche, inchieste sel campo e incontri. Denuncia le numerose restrizioni di cui soffrono centinaia di migliaia di palestinesi (tra 300 e 400 mila, secondo le stime), sessant’anni dopo il loro arrivo in Libano. Restrizioni che li privano del diritto al lavoro, all’educazione, ad un alloggio adeguato, alla sanita’, alla sicurezza sociale,…Senza dimenticare che tra 3000 e 5000 rifugiati, di cui numerosi bambini nati in Libano sono senza documenti e quindi non possono sostenere esami ufficiali, svolgere formalita’, ottenere documenti di viaggio, sposarsi.. “Confinati nei campi si ritrovano frequentemente in prigione per l’identificazione, vengono pero’ rilasciati in quanto il governo libanese e’ consapevole del problema.” dichiara Sherif el-Sayed Ali, responsabile dei diritti dei rifugiati e dei migranti in seno ad Amnesty International. Le conseguenze delle restrizioni alle quali sono sottoposti i rifugiati palestinesi sono: bassi salari, sfruttamento dei lavoratori palestinesi, tasso di disoccupazione elevato, , ghettizzazione, poverta’ spesso estrema, abbandono scolastico tocca dieci volte di piu’ i bambini palestinesi dei bambini libanesi. L’organizzazione ci tiene a mettere in evidenza il ruolo positivo dell’autorita’e del popolo libanese che hanno accolto i rifugiati palestinesi, osserva il ricercatore britannico Neil Sammonds, specialista del Libano in seno all’organizzazione. Afferma inoltre che il Libano non e’ il solo responsabile della situazione attuale dei rifugiati palestinesi.. AMNESTY critica sia Israele che i partner Internazionali che hanno al loro parte di responsabilita’ nel ricercare una soluzione duratura al problema. Riconosce inoltre che il governo attuale e’ andato oltre rispetto al precedente, prendendo la decisione di permettere ai rifugiati di migliorare le loro condizioni di alloggio all’interno dei campi in quanto la legge vieta l’ingresso nei campi di materiale per costruzione. Ha deciso inoltre di ricercare una soluzione per i “sans papier”. Il misnistro del lavoro ha preso l’iniziativa nel 2005 di togliere le restrizioni su 50 professioni vietate sino ad allora ai palestinesi, anche se questa misura ritarda nella sua applicazione’ e’ chiaro che il dossier sulle condizioni dei palestinesi e’ in agenda del Governo libanese sottolinea Sammonds. Il ricercatore si affretta ad aggiungere che il dialogo e’ certamente positivo ma si deve concretizzare attraverso il miglioramento reale delle condizioni di vita dei palestinesi del Libano. “Rispettare i dirittti dei rifugiati palestinesi del Libano non annulla in alcun caso il diritto al ritorno, non e’ una tappa per per la loro insediamento”, tiene a concludere Sherif el-Sayed Ali a nome di Amnesty International. “ La discriminazione e le privazioni spingono i palestinesi ad emigrare, i palestinesi non beneficiano di alcun dirittto” afferma Souhail el-Natour., direttore generale del Centro di sviluppo umano che opera all’interno del Campo palestinese di Mar Elias. Porta l’esempio di giornalisti, chirughi, farmacisti, insegnanti (professioni vietate) costretti a lavorare in nero e sottopagati, senza diritti ne’ di vacanze, senza garanzie ne sicurezza sociale. La scolarizzazione L’UNRWA ha creato scuole primarie per la scolarizzazione die bambini palestinesi, sono in sovranumero, anche 60 alunni per classe. Il problema si pone maggiormente a livello di scuola secondaria. Nelle scuole pubbliche e’ riservato solamente il 10% dei posti agli stranieri e tra questi sono compresi i rifugiati palestinesi, inoltre alcuni direttori della scuola pubblica si rifiutano di scolarizzare alunni palestinesi. L’UNRWA ha aperto anche scuole secondarie ma questa misura e’ insufficiente in quanto ha coperto solamente la zona di Beirut, Sidone e Tiro. Le 75 scuole dell’UNRWA scolarizzano, con turni alternati, 45000 alunni palestinesi. In confronto, la Siria scolarizza 75000 alunni palestinesi per una popolazione equivalente a quella presente in Libano. Il risultato e’ che numerosi sono gli alunni palestinesi e abbandonano la scuola prima della scuola secondaria, a causa della mancanza di possibiltia’ di accesso alla scuola pubblica e della poverta’ che impedisce di potersi iscrivere alle scuole private. La sicurezza sociale Si preferisce lavorare in nero e pagare una assicurazione privata. Tutti i lavoratori hanno l’obbligo di iscriversi alla sicurezza sociale, ma per per i palestinesi non c’e’ una contropartita, per loro non e’ prevista la sicurezza sociale, la CNSS Cassa Nazionale di Sicurezza Sociale non rimborsa le fatture per spese di medicinali e non assicura loro alcuna copertura medica. Non hanno nemmeno diritto alle indennita’ di fine servizio. Secondo la legge ne hanno diritto solo i dipendenti i cui paesi applicano il principio di reciprocita’. Il diritto fondiario Dal 1948 al 2001 i palestinesi benestanti hanno potuto acquistare appartamenti e registrarli. Dal 2001 e’ entrata in vigore l’interdizione per i palestinesi al diritto di essere proprietari fondiari in Libano. Questo causa problemi di promiscuita’ all’interno dei campi perche’ i giovani palestinesi non hanno il diritto di potersi comperare un appartamento ne’ i soldi per pagarsi un affitto all’esterno del campo. E’ inoltre proibito costruire all’interno del campo. E se a volte lo Stato chiude un’occhio sulle stensioni, non esiste alcun controllo sulla qualita’ delle costruzioni selvagge che spuntano come funghi. Punto interrogativo sui beni palestinesi Tutti quelli che hanno stipulato mutui prima del 2001 per l’acquisto di un appartamento se smettono di pagare le rate, gli appartamenti saranno sequestrati allo stesso tempo sanno che non potranno registrare la proprieta’ . Riguardo all’eredita’, i palestinesi proprietari dei loro appartamenti non possono far ereditare i loro figli, lo stesso vale per le donne libanesi mogli di palestinesi e i cui i figli non hanno la nazionalita’ libanese. In caso di decesso e’ lo stato libanese che divien proprietario del bene. Nonostante le numerose promesse questo problema non e’ ancora stato risolto. I sans papiers Sono 5000 e sono confinati nei campi e non osano uscire perche’ verrebbero arrestati. Alcuni di loro cercano di farsi arrestare per poter usufruire di alloggio e cibo per un mese, vengono poi rilasciati in quanto la polizia e’ consapevole , per il momento questo problema e’ senza soluzione. 3.500 palestinesi sono dipendenti dell’UNRWA e ricevono dall’organizzazione uno stipendio mensile, altri hanno un contratto a tempo pieno presso altre organizzazioni palestinesi, ONG o centri d’informazione. Altri ancora fanno parte della polizia dei campi e finalmente numerosi palestinesi dipendenti o inquadrati nel settore privato. In Libano 100.000 palestinesi sono emigrati e naturalizzati dai paesi che li hanno accolti. Un’emigrazione incoraggiata dallo Stato libanese che fornisce ai rifugiati tutte le e la societa’ palestinese in Libano facilitazioni pur di vederli lasciare il paese ma sono restii a vedrli ritornare. Come un palestinese del Libano ottiene un’altra nazionalita’ perde lo status di rifugiato del ministero degli Interni, questa misura distrugge le famiglie. Tutto quello che rivendichiamo e’ il diritto di vivere decentemente in Libano. Nancy nome di fantasia, a 11 anni ha scoperto di essere una rifugiata palestinese ed e’ stata umiliata dalle sue compagne, e’ bastato dire ad un’amica di essere palestinese perche’ tutta la scuola lo sapesse, mi insultavano, deridevano, lanciavano pietre […] da piccola, sognava di essere come gli altri, di avere la nazionalita’ libanese, che suo padre (di origine libanese), ha sempre rifiutato, per paura di perdere le sue terre in Palestina, e poi anche la mamma e’ libanese. Ma la priorita’ e’ sbarazzarsi dello status di rifugiato che si ritrova addosso e ottenere una cittadinanza rispettabile, magari canadese. Oriente Le Jour 18 ottobre 2007

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Autore: Luciana

amo il silenzio

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